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Esteri

Genesi del trumpolarismo. Così gli Usa imperversano tra terra, ghiacci e mare

La nuova dottrina Monroe tra Venezuela e Groenlandia

di Ernesto Ferrante -


Il 2026 si sta caratterizzando sempre di più come l’anno di un terzo modello di assetto internazionale incuneato a forza tra il vetusto unipolarismo e l’incompiuto multipolarismo: il trumpolarismo. Un sistema con poca teoria e molta prassi che il presidente statunitense Donald Trump sta edificando velocemente, sfruttando il non bilanciamento e l’assenza di raccordo tra potenziali centri di potere concorrenti, attualmente non in grado di arginare la tattica del fatto compiuto applicata dal tycoon in terra (a Caracas), tra i ghiacci (Groenlandia) e in mare (con le petroliere).

Le priorità del secondo mandato di Trump

La “dottrina Donroe” o corollario Trump alla più celebre “dottrina Monroe” è il manifesto del suo secondo mandato e della riconfigurazione strategica. Washington ha messo da parte l’isolazionismo, ridisegnando le sue priorità geopolitiche. La nuova postura aggressiva mira a spezzare la rete di interessi sino-russi nelle Americhe, intese come una sorta di unica isola continentale, che va dalla Groenlandia fino all’Argentina.

Il trumpolarismo applicato

Per accelerare le operazioni, Trump ha deciso di smantellare il traballante assetto che si regge sulle organizzazioni sovranazionali. Il capo della Casa Bianca ha firmato un ordine esecutivo per il ritiro degli Stati Uniti da 66 organizzazioni internazionali che, a suo avviso, “operano in contrasto con gli interessi nazionali degli Stati Uniti”, 31 delle quali appartenenti all’Onu. Il segretario di Stato Marco Rubio, leader dell’ala neocon dell’amministrazione a stelle e strisce, ha annunciato che il suo Paese non si servirà più delle ong per gli aiuti all’estero. D’ora in poi verranno gestiti direttamente dal governo statunitense in collaborazione con l’esecutivo dello Stato che li riceve. Un modo per controllare ed eventualmente porre in condizione di subalternità il beneficiario, senza schermature e intermediazioni.

L’allarme di Macron

Gli Stati Uniti “si stanno gradualmente allontanando” dagli alleati e “si stanno liberando dalle regole internazionali”, ha dichiarato il presidente francese Emmanuel Macron intervenendo alla Conferenza delle ambasciatrici e degli ambasciatori a Parigi, sottolineando che c’è “un tentativo reale di dividersi il mondo” tra “le grandi potenze”. Il bonapartismo velleitario dell’inquilino dell’Eliseo, esibito in alcuni summit sull’Ucraina, si è rivelato uno “scherzo”. Donald Trump, al contrario, fa sul serio.

Macron ha denunciato una crescente “aggressione neocoloniale” nelle relazioni diplomatiche, affermando che “le istituzioni del multilateralismo funzionano sempre meno efficacemente. Ci stiamo evolvendo in un mondo di grandi potenze con una reale tentazione di dividere il mondo tra loro”. Secco il suo “no” al “nuovo colonialismo” e anche al “vassallaggio”. Il presidente francese, messa da parte l’autonomia strategica dei tempi d’oro, è tornato a chiedere di “reinvestire nell’Onu”, aggiungendo che “sarebbe assurdo non farlo”.

La questione Groenlandia

L’Ue è chiamata a prendere decisioni serie rispetto alla Groenlandia. Trump ha messo Bruxelles di fronte a una prova decisiva. Se gli Stati Uniti dovessero optare per un’azione militare a Nuuk, le autorità danesi potrebbero tentare interventi di polizia. Un’operazione su larga scala, invece, in base all’ordine permanente del 1952, obbligherebbe la Danimarca a reagire militarmente. A quel punto sarebbe inevitabile l’invio di truppe alleate a sostegno di Copenaghen come “deterrente”.

Il fumo dell’Ue

“I messaggi che sentiamo riguardo alla Groenlandia sono estremamente preoccupanti”, e poiché la Danimarca “è stata un buon alleato degli Usa, direi che tutte queste dichiarazioni non aiutano affatto la stabilità del mondo”, ha detto l’Alta rappresentante Ue per gli Affari esteri Kaja Kallas nel corso di una conferenza stampa in seguito all’incontro con il ministro degli Esteri egiziano, Badr Abdelatty. “Il diritto internazionale è l’unica cosa che protegge i Paesi più piccoli”, ha proseguito Kallas. La solita aria fritta.

Trump “applicherà la nostra politica che è la migliore per gli Stati Uniti” e “non ha paura” di continuare a sequestrare petroliere soggette a sanzioni, nonostante il rischio di tensioni con Russia e Cina, ha fatto sapere la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt. Un avvertimento chiaro. Per tutti.


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