L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Economia

Bellissime fin da piccole, inchiesta Antitrust su Sephora e cosmesi

Faro dell'autorità garante: nel mirino (anche) i social, il ruolo di influencer e piattaforme

di Giovanni Vasso -


L’Antitrust apre un’inchiesta su Sephora, Lvmh e altre due aziende. Belle, anzi bellissime, a ogni età. Ma c’è un limite a tutto. Almeno per l’Antitrust che è scesa in campo, con forza, contro le aziende che pubblicizzano e vendono prodotti cosmetici destinati alle bambine. E che lo fanno affidandosi pure a uno stuolo di micro-influencer che, sui social e sui canali digitali, sponsorizzerebbero creme, pomate, profumi e chissà cos’altro a un pubblico targettizzato di ragazzine. La notizia di ieri mattina fa il paio con quelle che, ormai da qualche giorno, si stanno susseguendo un po’ ovunque nel mondo, dall’America fino all’Italia, passando appunto per Bruxelles. La tutela dei minori dalle insidie del web, un autentico far west senza regole, sta diventando un tema decisivo che impatta, innanzitutto, sulle grandi aziende digitali. E poi, a cascata (come dimostra appunto l’annuncio dell’autorità garante per la concorrenza e il mercato in Italia), a tutte le altre che utilizzano, e non potrebbero fare altrimenti, il web per far pubblicità ai propri prodotti.

L’indagine Antitrust su Sephora e Lvmh

Belle, anzi bellissime. A ogni età. A tutta prima estorce un sorriso, in realtà è una smorfia amara. Sì, si vendevano creme anti-età destinate a ragazzine di non più di dodici anni. Le istruttorie dell’Antitrust sono due. Una è stata avviata nei confronti del colosso del retail cosmetico di Sephora. L’altra invece interessa, oltre alla stessa Sephora Italia, anche Benefit Cosmetics LLC, Cosmetici Italia Srl e un colosso come Lvmh Profumi. Al centro dei riflettori accesi dall’autorità garante ci sarebbero le presunte pratiche commerciali scorrette relative “all’uso precoce di cosmetici per adulti da parte di bambini e adolescenti (anche di età inferiore a 10/12 anni), favorendo acquisti compulsivi di maschere viso, sieri e creme anti-age”. Sì, avete letto bene: creme anti-età. A dodici anni. Col rischio, dicono dall’Antitrust, di far insorgere la cosiddetta “cosmeticoressia”, in pratica l’ossessione per la cura del proprio aspetto, nei minori. L’ennesima declinazione, se preferite, della compulsività a cui indurrebbe l’uso dei social specialmente negli utenti più piccoli. E che potrebbe causare più di un problema di salute mentale. Come stabilito, nei giorni scorsi, da un tribunale di Los Angeles che ha condannato Meta e Google a pagare un risarcimento da tre milioni di euro a una giovane californiana finita in depressione per l’uso smodato di piattaforme.

Le influencer e i rischi dei social

Belle, anzi bellissime. A ogni età e davanti a una telecamerina. “Le società, inoltre, avrebbero adottato una strategia di marketing particolarmente insidiosa, coinvolgendo giovanissime micro-influencer che esorterebbero i giovani, soggetti particolarmente vulnerabili, all’acquisto compulsivo di cosmetici”. I rilievi dell’Antitrust legano, dunque, l’uso dei social alla questione in sé dei trucchi. “L’uso inconsapevole, frequente e combinato di una vasta gamma di cosmetici da parte di minori potrebbe avere effetti anche dannosi sulla loro salute”. Perché, spiegano dall’authority, “alla base dell’avvio dell’istruttoria Antitrust ci sono l’omissione o l’ingannevolezza, anche sul web e presso i negozi Sephora, di informazioni rilevanti, quali avvertenze e precauzioni su cosmetici non destinati o testati su minori”. Insomma, un bel vespaio. Che è innanzitutto culturale.

L’immagine, l’adultizzazione precoce e il dibattito dalla tv ai social

E si inserisce, aggiornandolo, nel lungo e inesausto dibattito legato al rapporto tra i più giovani e il loro aspetto fisico, combinato coi modelli e la responsabilità sociale che si impone a chi agisce, oltre che sul mercato, anche sui canali di comunicazione col pubblico. Abbiamo passato anni, se non decenni, a criticare la televisione che andava oggettificando il corpo, promuovendo standard di bellezza irraggiungibili. Ora iniziamo a farlo coi social. Che, oltre ai soliti trucchi dei video, propone pure tutta una vasta gamma di filtri e accorgimenti, passando pure attraverso l’intelligenza artificiale, capaci di mutare l’immagine per raggiungere, e superare in una corsa sempre più folle, gli standard di bellezza che, di volta in volta, vengono fissati. Anche sul web. Belle, anzi bellissime. A ogni età. Ma non così.


Torna alle notizie in home