Arriva la stop dall’UE per le bustine di ketchup e maionese
Le bustine di ketchup e maionese sono diventate, loro malgrado, il nuovo terreno di scontro simbolico della politica ambientale europea. Secondo una narrazione sempre più diffusa, dal 2026 dovremmo dire addio alle classiche monoporzioni sui tavoli di bar e ristoranti. Una ricostruzione suggestiva, efficace sul piano mediatico, ma piuttosto distante dal contenuto reale del nuovo Regolamento UE sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR).
Il testo approvato dal Parlamento europeo racconta infatti una storia più lunga, più tecnica e anche più complessa. E soprattutto sposta la vera scadenza di quattro anni.
La data sbagliata: perché si parla di 2026
Il 2026 è entrato nel dibattito pubblico per una ragione precisa: il regolamento, una volta pubblicato in Gazzetta ufficiale, inizierà ad applicarsi in via generale 18 mesi dopo l’entrata in vigore, quindi indicativamente tra la primavera e l’estate del 2026.
Ma questo non significa che da quella data scatteranno tutti i divieti.
Il legislatore europeo ha previsto un calendario differenziato, con scadenze progressive a seconda dell’impatto delle misure sui settori produttivi. E per il comparto della ristorazione, il cosiddetto settore HORECA (hotel, restaurant, café), è stata concessa una finestra temporale molto più ampia.
La vera scadenza: 1° gennaio 2030
Le restrizioni che riguardano le bustine monodose sono contenute nell’Allegato V del regolamento e, in base all’Articolo 22, entreranno in vigore solo dal 1° gennaio 2030.
È questa la data che segna il vero cambio di regime per bar, ristoranti e hotel. Dal 2030 non potranno più essere utilizzati imballaggi monouso in plastica per:
- condimenti e salse (ketchup, maionese, senape, olio e simili)
- conserve e creme
- zucchero e dolcificanti
L’obiettivo dichiarato è ridurre la produzione di micro-rifiuti plastici, considerati tra i più difficili da intercettare nei sistemi di raccolta e riciclo.
Il settore HORECA nel mirino
Il regolamento concentra una parte rilevante delle nuove restrizioni proprio sulla ristorazione e sull’ospitalità, considerate aree ad alta intensità di imballaggi monouso.
La logica è quella di favorire l’adozione di:
- dispenser ricaricabili
- contenitori comuni
- sistemi di somministrazione riutilizzabili
Una trasformazione che, al di là degli obiettivi ambientali, comporterà inevitabilmente nuovi costi organizzativi e gestionali per gli operatori del settore.
I casi in cui le bustine resteranno consentite
Il divieto, però, non è generalizzato. Lo stesso Allegato V prevede due eccezioni rilevanti.
Le monoporzioni in plastica continueranno a essere ammesse:
- nell’asporto e nel delivery, dove la bustina resta la soluzione più pratica per il trasporto e il consumo fuori sede
- negli ospedali e nelle case di cura, dove l’igiene e il dosaggio individuale sono requisiti sanitari
Un riconoscimento implicito del fatto che la monoporzione non è solo una comodità commerciale, ma uno strumento funzionale in molti contesti.
Cosa succede davvero nel 2026: stop agli imballaggi con PFAS
Se il 2026 non segnerà la fine delle bustine, sarà comunque un anno chiave per un altro aspetto centrale del regolamento: la sicurezza chimica degli imballaggi alimentari.
A partire da 18 mesi dall’entrata in vigore del testo, non potranno più essere immessi sul mercato imballaggi a contatto con alimenti che contengano PFAS oltre determinate soglie.
I PFAS (sostanze perfluoroalchiliche) sono composti chimici utilizzati per rendere carta e plastica resistenti a grassi e liquidi. Sono estremamente persistenti nell’ambiente e negli organismi viventi, tanto da essere definiti “inquinanti eterni”.
Questo significa che, tra il 2026 e il 2030, le bustine continueranno a circolare, ma dovranno essere realizzate con materiali tecnicamente diversi rispetto a quelli oggi in commercio.
Non solo salse: gli altri divieti dal 2030
Il capitolo sulle bustine è solo una parte di una riforma molto più ampia.
Dal 1° gennaio 2030 il regolamento prevede anche:
- la fine dei flaconcini monouso di shampoo e bagnoschiuma negli hotel
- il divieto di imballaggi in plastica per porzioni inferiori a 1,5 kg di frutta e verdura fresca, salvo rischio documentato di deterioramento
- lo stop a piatti, bicchieri e tazze monouso in plastica per il servizio di cibi e bevande nei locali
Si tratta di una serie di misure che ridisegneranno in modo significativo l’offerta di prodotti monouso nella vita quotidiana.
Più che un addio al ketchup, si profila una lunga fase di adattamento. E come spesso accade nelle politiche ambientali europee, la vera partita si giocherà non sui principi, ma sulla capacità dei settori coinvolti di sostenere i costi della transizione.
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