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Giustizia

Corte di Cassazione 2025: udienze ridotte e ricorsi respinti, l’allarme sull’imparzialità

Analisi delle statistiche del comparto penale della Corte di Cassazione nel 2025: udienze ridotte, ordinanze in aumento e esiti sfavorevoli per gli imputati, con riflessioni su imparzialità e separazione delle carriere

di Anna Tortora -


Dati 2025 e tendenze del comparto penale della Cassazione

Le statistiche del comparto penale della Corte di cassazione per il 2025 confermano tendenze ormai consolidate negli anni precedenti e sollevano interrogativi profondi sulla funzione del giudice di legittimità. L’uso crescente della camera di consiglio, il numero elevato di provvedimenti assunti tramite ordinanza e la prevalenza di esiti sfavorevoli per le parti private delineano un quadro preoccupante, che mette alla prova il principio di imparzialità e la fiducia nel sistema giudiziario. Questi dati non sono meri numeri: riflettono scelte procedurali e comportamenti istituzionali che incidono sulla percezione e sulla realtà della legittimità dei processi.

Secondo l’annuario statistico della Cassazione relativo al 2025, il 78,5 % dei procedimenti penali è stato definito in camera di consiglio, mentre solo il 21,5 % ha avuto svolgimento in udienza pubblica. Una quota consistente di procedimenti è stata definita tramite ordinanza, riducendo il confronto diretto tra giudici e parti. Per quanto riguarda gli esiti dei ricorsi, oltre il 73 % di quelli presentati dalle parti private si è concluso con inammissibilità o rigetto, mentre le impugnazioni presentate dal Pubblico Ministero hanno registrato percentuali di accoglimento superiori al 58 %. La discrepanza tra esiti dei ricorsi del PM e delle parti private evidenzia una diversa probabilità di successo a seconda della parte processuale, suggerendo una tendenza strutturale della Cassazione a privilegiare le istanze dell’accusa.

Criticità nella trasparenza e nell’imparzialità della Cassazione

I dati, pur essendo numerici, assumono un significato più profondo se interpretati nel contesto istituzionale. Luigi Bobbio, magistrato ed ex senatore della Repubblica, osserva:
“Questo è uno degli aspetti concreti che maggiormente depongono per la assoluta necessità di separare le carriere. Il dato empirico, infatti, dimostra la ormai conclamata perdita di imparzialità del supremo giudice di legittimità rispetto e a tutto favore della parte processuale rappresentata dalla accusa e ciò accade soprattutto nelle decisioni in rito. La Cassazione ormai non si sente più sulle spalle il peso di un processo giusto ma il peso del processo in quanto tale e in quanto del pm e come tale da salvare ad ogni costo, anche al costo della sua ingiustizia.”

In continuità con questa analisi, l’avvocato Gian Domenico Caiazza sottolinea la necessità di una magistratura più libera dai condizionamenti correntizi e più responsabilizzata. Strumenti come l’Alta Corte Disciplinare assumono un ruolo fondamentale per garantire maggiore autonomia e responsabilità dei magistrati, contribuendo a tutelare l’equilibrio e la trasparenza dell’attività giudiziaria.

Verso una maggiore imparzialità e responsabilità della magistratura

I dati del 2025 confermano una Cassazione sempre più ritirata, con prevalenza di decisioni scritte, esiti spesso sfavorevoli per i ricorrenti privati e maggiore probabilità di accoglimento per il PM. Queste tendenze richiedono una riflessione sulle condizioni istituzionali e normative necessarie a tutelare l’imparzialità del giudice di legittimità. La separazione delle carriere e la responsabilizzazione dei magistrati non sono meri strumenti teorici, ma presupposti concreti per rafforzare la legittimità e la fiducia nel sistema giudiziario. Solo così sarà possibile garantire processi equi e giusti, restituendo centralità al principio costituzionale di imparzialità e protezione dei diritti di tutte le parti coinvolte.


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