L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Politica

Altro che unità: il campo largo è un’armata ‘Antimeloni’

di Eleonora Manzo -


Il campo largo torna a fare i conti con il problema che da sempre lo caratterizza: quale spazio riservare al centro. Le contestazioni della sinistra radicale, il caso aperto dalle parole di Giuseppe Conte sull’Ucraina e il rinvio del secondo palco di Padova riaccendono le tensioni tra gli alleati, incalzati dall’area riformista che reclama un perimetro più inclusivo. Peccato che a guardarli bene somiglino più a una somma di insofferenze e irrequietudini che a un cerchio inclusivo. Solo su una cosa riescono ancora ad essere compatti, aggredire il governo, sempre e a prescindere. E qui sta il punto. Una coalizione, per essere tale, non può vivere soltanto di livore verso l’avversario. Deve reggersi su una gerarchia di priorità, su un minimo comune denominatore programmatico, su una compatibilità politica che va oltre la foto di famiglia scattata in funzione anti-Meloni.

Oltre gli slogan non c’è sostanza

Invece, ogni volta che dal recinto progressista si prova a passare dagli slogan alla sostanza, affiora il dato reale: non sono d’accordo quasi su nulla. Non vi è argomento sul quale riescono a cantare all’unisono, non sul tema economia, non su quello della politica estera, non sul rapporto tra identità e riformismo. Neanche sulla natura dell’alleanza. La vicenda della legge elettorale, sotto questo profilo, è già un piccolo manuale di verità politica. Perché dietro la narrazione dell’opposizione che fa muro compatto, le indiscrezioni raccontano altro. Sull’emendamento relativo alle preferenze, per esempio, l’unità tanto sbandierata non ci sarebbe stata affatto: i riformisti del Pd e i renziani avrebbero votato con la maggioranza. Se così fosse, il significato politico andrebbe ben oltre il singolo passaggio parlamentare. Vorrebbe dire che perfino su una materia identitaria, da sempre usata come collante polemico contro il governo, il campo largo si sfalda non appena entra nel merito.

Una coalizione basata sulla convenienza

Ed è difficile vendere agli elettori come alleanza strategica ciò che, alla prova dei fatti, si rivela un equilibrio tattico e intermittente. Il leader di Italia Viva non solo ha chiarito che il campo largo, da solo, non basta a vincere, ha detto qualcosa di più radicale e più urticante. Ha spiegato che senza una gamba riformista, quell’aggregato può arrivare a una soglia importante, ma resta destinato alla sconfitta. E Renzi, la partita contro il centrodestra, sembra proprio non volerla perdere, arrivando a pensare addirittura di allargare il perimetro fino a Calenda. Che non è esattamente il segnale di un’armata in marcia verso Palazzo Chigi, ma piuttosto quello di una compagnia ancora intenta a discutere la mappa.

C’è spazio per il centro nel campo largo?

Come se non bastasse, sullo stesso Renzi c’è il veto politico, neppure troppo diplomatico, del Movimento 5 Stelle. Chiara Appendino lo ribadisce senza giri di parole: è inaffidabile e farebbe perdere voti. Quindi l’agognato fronte comune considera indispensabile ciò che l’altra parte considera tossico. La verità, forse brutale ma utile, è che il centrosinistra continua a evocare l’unità come formula salvifica, senza avere sciolto il nodo fondamentale: unire chi? Per fare cosa? Sotto quale guida e con quali confini? Finchè la sola risposta resterà ‘contro il Governo’, tutto sarà insufficiente. Perché i governi si contestano, certo. Ma per sostituirli bisogna anche dimostrare di poter fare meglio. E al momento, più che un’alternativa credibile, il campo largo appare un’accozzaglia in discussione permanente sul perché non riesca ancora a nascere.


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