C’era una volta il negozio di quartiere, ora non più
Restano solo gli stranieri a resistere contro la morsa dell'e-commerce, i numeri Confcommercio
C’era una volta il negozio di quartiere, adesso non c’è più. Anzi non ce ne sono più, di attività fisiche, ben 156mila. Dal 2012 a oggi è stata una moria. Colpa di tante cose. A cominciare dall’ecommerce che ha drenato gli affari dei piccoli e li ha strangolati in una morsa fatta di occasioni a prezzi irrinunciabili (e impossibili per i negozietti) e consegne sempre più rapide e veloci.
Il destino del negozio di quartiere
“Nel 2025 le vendite online rappresentano l’11,3% dei consumi totali di beni acquistabili online e il 18,4% dei servizi, contribuendo a ridurre il numero di negozi fisici e modificando l’organizzazione dell’offerta commerciale”, ha spiegato il report di Confcommercio che suona, ancora una volta, la campana a morto per le attività di quartiere. Che, ormai, sembrano già un relitto del passato: “A fronte di una variazione dell’indice di vendite al dettaglio totale, tra il 2015 e il 2025, pari a +14,4%, le piccole superfici sono completamente ferme (0,0%) mentre l’online risulta quasi triplicato (+187%). Nel 2019 il valore delle vendite online era pari a 31,4 miliardi, nel 2025 è arrivato a 62,3 miliardi”.
Restano solo gli stranieri
Il progresso, dice. Ma più andiamo avanti più i centri città appaiono spogli, deserti popolati solo da bazar gestiti dalle comunità straniere. Chi viene dall’estero, infatti, prosegue ad aprire la clére: “Nel commercio e nei pubblici esercizi prosegue il contributo delle imprese a titolarità straniera +134mila, contro un calo di 290mila per quelle italiane nel periodo 2012-2025, che svolgono anche una importante funzione di integrazione economica e occupazionale (+194mila occupati)”.
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