Chi non governa il web non Governa l’apparato dello Stato
di Mauro Nicastri, presidente Fondazione Aidr (www.aidr.it)
La guerra è già cominciata e si combatte sul web. Non è una formula da convegno, ma il nuovo volto del conflitto: entra nelle e-mail, nei server, nei sistemi pubblici, nei luoghi simbolo delle istituzioni e della cultura.
Il caso più clamoroso arriva dagli Stati Uniti, dove un gruppo pro-Iran ha rivendicato la compromissione di un account personale del direttore dell’FBI Kash Patel, diffondendo online fotografie e documenti personali risalenti a oltre dieci anni fa; l’FBI ha confermato l’episodio, precisando che i materiali pubblicati non riguardavano informazioni governative. Il messaggio, però, è devastante: se può essere esposto il vertice della principale agenzia investigativa americana, allora nessuno è più davvero al sicuro.
Anche l’Italia ha già ricevuto il suo avvertimento. Il caso Uffizi ha acceso un allarme nazionale: secondo i media, l’attacco ai sistemi del polo museale ha aperto un caso sicurezza, pur con la successiva smentita delle Gallerie su furti di informazioni sensibili e con il recupero dell’archivio fotografico tramite backup.
Anche quando il danno viene ridimensionato, il significato politico non cambia: se finisce sotto pressione digitale uno dei simboli culturali più importanti del Paese, allora il web è già il teatro di una guerra che punta a intimidire, esporre vulnerabilità e misurare la tenuta dello Stato. Il problema è che questa macchina pubblica, già incapace di semplificare davvero la vita dei cittadini, rischia adesso di essere travolta dalla nuova guerra digitale.
Da Monti a Renzi, da Conte a Draghi, il copione è sempre stato lo stesso: cambiano governi, maggioranze e slogan, ma restano apparati lenti, rendite burocratiche e incompetenza strategica. Giorgia Meloni ha oggi una grande opportunità: governare davvero il cambiamento del nuovo campo di battaglia e non lasciare la governance della digitalizzazione nelle mani sbagliate.
La soluzione deve essere netta: una sola governance in capo al Presidente del Consiglio per una strategia unitaria di modernizzazione del Paese, e una grande società di Stato leader nella tecnologia del dato e nell’ICT pubblica, con al suo interno un consolidato programma strategico per la protezione dei dati e dei sistemi informatici.
La cybersicurezza non può più essere trattata come una pratica amministrativa: è sicurezza nazionale. Perché il punto ormai è semplice e brutale: chi non governa il web non governa più l’apparato dello Stato. E chi sottovaluta questi segnali consegna cittadini, istituzioni e patrimonio nazionale a una guerra che è già cominciata.
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