Cosa bolle in pentola sulla legge elettorale
In attesa dello svolgimento del referendum, nelle stanze dei partiti e dei gruppi parlamentari ha ripreso a circolare un dossier molto caldo, quello relativo alla nuova legge elettorale. Fissati alcuni paletti, ovvero individuato l’impianto di base, della questione sono stati investiti anche i partiti di opposizione. Un tentativo di dialogo che si è infittito negli ultimi giorni, in particolare tra Forza Italia e Pd. Probabilmente non a caso, viste alcune esperienze di governo del passato. Certo è che, al di là della solita solfa che puntualmente accompagna i processi di modifica del sistema elettorale, secondo la quale “le regole del gioco si scrivono insieme”, da che mondo è mondo, trattandosi di una legge ordinaria, il pallino è saldamente nelle mani della maggioranza.
Il listino di coalizione
E gli alleati di governo sembrano aver trovato la quadra non solo su un sistema proporzionale con premio di maggioranza per chi ottenga almeno il 40% dei consensi, ma anche sull’ipotesi che questo venga assegnato attraverso un listino di coalizione sostitutivo, in sostanza, degli attuali collegi uninominali. La differenza in termini pratici è però sostanziale. Perché mentre con l’attuale sistema una coalizione può vincere un collegio e quella avversaria può accaparrarsene un altro, secondo il nuovo schema chi vince prende tutti i seggi. Chi perde, invece, resta completamente a bocca asciutta. Se si accede al premio utile a garantire la governabilità, infatti, tutti i candidati nel listino risulteranno eletti. Un meccanismo che incentiva i partiti a entrare a far parte di una coalizione. Perché fuori è chiaramente impossibile raggiungere il 40% che dà accesso al premio.
Il peso del premio di maggioranza
Inoltre, garantirebbe ai movimenti più piccoli una rappresentanza parlamentare anche in caso di mancato superamento della soglia di sbarramento. Una sorta di diritto di tribuna per gli alleati più piccoli che vedrebbero qualche proprio esponente giocarsi la partita non nelle liste di partito – o, almeno, non solo – ma nel listino di coalizione che assegna il premio di maggioranza. Allo stato, includendo il premio, a chi vince le elezioni si immagina di attribuire il 55% dei seggi. Chi di leggi elettorali e di meccanismi parlamentari ne capisce teme però, guardando al Senato, numeri troppo risicati per la maggioranza. Tanto più considerando i cinque senatori a vita, che potenzialmente potrebbero votare tutti con l’opposizione, e i quattro eletti all’estero che sulla carta potrebbero anche risultare tutti in quota minoranza.
I nodi sulla strada della nuova legge elettorale
Di contro, una forbice troppo ampia tra la percentuale necessaria a far scattare il premio di maggioranza e l’entità del premio stesso potrebbe essere bocciata dalla Corte costituzionale. Altro nodo è poi quello dello sbarramento. Al quale si lega la questione del se considerare o meno utili per la coalizione, dunque anche per la corsa al premio, i voti dei partiti che si fermano sotto la soglia. A prescindere da dove sarà fissata l’asticella. Infine, ancora si dibatte sulla presenza o meno del nome del candidato premier sulla scheda elettorale. Questione che divide sia la maggioranza che l’opposizione. E che potrebbe rappresentare la principale causa di un allungamento dei tempi perché il progetto di riforma elettorale venga presentato in Parlamento.
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