Politica

Così Grillo progetta il nuovo Movimento. Appendino sotto inchiesta cede il passo e dal cilindro a 5 Stelle rispunta Raggi

di Edoardo Sirignano -

CHIARA APPENDINO POLITICO, VIRGINIA RAGGI POLITICO


di EDOARDO SIRIGNANO

Quando nulla funziona e si perde ovunque, meglio fare un passo indietro. È l’ultima strategia del Movimento. I grillini, stavolta, non dovrebbero cambiare alleato, come ci hanno abituato negli ultimi anni, ma piuttosto si affideranno a un nuovo leader.

La perdente scelta di campo: il M5s si allea con Cgil e Pd

La chiara stampella di Meloni è ormai Renzi col suo Terzo Polo. I voti in aula valgono più di mille parole. Il progetto di Conte di andare verso destra dura solo qualche giorno. L’ennesima giravolta, d’altronde, non sarebbe stata compresa da un popolo, che non ha nulla a che vedere con un esecutivo di destra. Non è un caso che sia stata la famosa base, quella delle origini, a vietare al capo dei gialli di prendere parte al funerale di Silvio Berlusconi. Assenza politica che certamente non passa inosservata. Questa, però, è solo la conseguenza di un percorso iniziato da mesi. Se qualcuno dopo l’elezione della compagna Schlein alla guida pensava che l’ex premier avesse cambiato campo, perché osteggiato da un’avversaria più rossa di lui, si deve ricredere. L’avvocato non solo va col cappello in mano al Nazareno, pur essendo arrivato prima del Partito Democratico alle ultime politiche, ma accetta, senza pensarci troppo, il ruolo di seconda donna. Viene, infatti, fatto passare il messaggio dell ’“unità per vincere”. Il problema, però, è che questa compattezza sembra penalizzare unicamente la forza grillina. Laddove i due attori protagonisti del campo progressista vanno insieme, si perde e i più colpiti non sono i rossi. Non ci sono dubbi. Non cambia nulla se il terreno di gioco è la Lombardia, le amministrative o il piccolo Molise. La colpa non è certamente delle varie Belle Ciao, intonate ai cortei pacifisti o delle uscite, troppo barricadere, del comico genovese. La verità è che il M5S per virare a sinistra ha bisogno di un capo che incarni quella storia, un uomo della strada e non dei palazzi. L’avvocato di Volturara Appula, pur sforzandosi, non incarna quel credo. Il legame con i poteri e l’apparato è chiaro anche ai non conoscitori dei palazzi, i cosiddetti non addetti ai lavori.

La medicina della quota rosa

Bisogna, invece, lanciare un visibile segnale di cambiamento. Lo sa bene un conoscitore dei tempi come Grillo. La svolta, ad esempio, sarebbe provare a mettere al vertice una quota rosa, proprio come ha fatto prima Fratelli d’Italia e poi il Pd. Il problema, però, è che lo stesso vestito non calza a tutti allo stesso modo. Non è detto, pertanto, che la svolta rosa dei gialli possa rivitalizzare un M5s moribondo. Difficile, poi, trovare una donna carismatica come Giorgia o un profilo che rispecchi al meglio la tradizione rossa come Elly. Tra i pentastellati, le aspiranti leader non abbondano, anzi scarseggiano.

Appendino: il piano fallito

Tra le amministratrici che hanno caratterizzato la fase più rosea del Movimento c’è certamente l’ex sindaca di Torino Chiara Appendino, oggi tra i banchi del Parlamento. Stiamo parlando di un personaggio che riesce a coniugare sia la base della prima ora che le ambizioni degli ultimi arrivati. Stiamo parlando, inoltre, di una donna giovane, capace, competente e con esperienza sul territorio. Quest’ultimo, d’altronde, è sempre stato il punto di debolezza con cui questa forza si è dovuto confrontare. Non c’è dubbio, quindi, che la papabile, indicata dal santissimo fondatore, ha tutte le carte in regola per succedere all’ex presidente del Consiglio. Il piano di Grillo sembra essere perfetto. Tutto, però, viene a mancare quando la prescelta viene condannata, anche in appello, per il disastro di Piazza San Carlo. Il Movimento del giustizialismo certamente non può avere a capo chi ha problemi con i processi. Lo stesso Conte, d’altronde, non sembra tanto piacere ai gialli dopo l’operazione chiarezza sul Coronavirus. Serve presto un’alternativa.

Aridateci Virginia

In questo mondo, però, statisti non se ne vedono, né tantomeno abbondano profili riconosciuti dalle comunità. L’unica ad avere tutte le carte in regola, pur essendo stata rinnegata dai suoi, quasi esiliata, è la sola “Virginia de Roma”. L’ex sindaca della capitale, acerrima nemica del Conte, è la sola che può rimescolare le carte e recuperare chi è andato via. Basti pensare a un Di Battista, alla finestra per un posto a Bruxelles. Ecco perché i gialli devono fare il passo del gambero, darsi il famoso pizzicotto sulla pancia. L’appello “aridateci Raggi” può essere la cura per sopravvivere. Floridia e Castellone, certamente, non hanno né l’appeal, né i numeri, per rappresentare un M5s, che non si farà ingannare dalla prestanome di turno. Il “popolo dei vaffa” non è mai stato e non sarà mai quello dell’anello al naso o della sveglia al collo, come si diceva molti anni fa a Trastevere.


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