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Esteri

Donald Trump merita il Nobel per la guerra

L'attacco all'Iran costa circa 4 miliardi al giorno

di Ernesto Ferrante -


I costi giornalieri della guerra all’Iran, includendo operazioni, intercettori e riparazioni, potrebbero superare i 4 miliardi di dollari per gli Stati Uniti e Israele. Non meno pesanti sono gli effetti a catena sui Paesi del Golfo (Emirati Arabi Uniti, Qatar, Arabia Saudita, Kuwait e Bahrein), dove la rappresaglia iraniana ha paralizzato gli hub aeroportuali, causando perdite dirette per oltre 1 miliardo di dollari al giorno. Se si aggiungono i danni economici secondari (crollo del turismo, caos nel mercato energetico, interruzioni della catena di approvvigionamento), la somma arriva ai 3-4 miliardi di dollari quotidiani. Un salasso economico che si somma al bagno di sangue in corso.

Il bellicismo neocon di Trump

Il presidente statunitense Donald Trump ha dimostrato di meritare per distacco il Nobel per la guerra. Il tycoon ha perso ogni autorevolezza per indossare gli abiti dell’arbitro e del mediatore. Nella sua “base” non sono pochi quelli che lo ritengono “ostaggio” di Israele e della coalizione Epstein, oltre che dei suoi deliri di onnipotenza, alimentati da una Ue inconsistente e dalla supina accondiscendenza di molti suoi alleati, Italia compresa, incapaci di difendere i legittimi interessi nazionali pur di non contrariarlo. Il prezzo salatissimo dell’aggressione militare israelo-americana, lo pagheranno soprattutto i contribuenti europei.

La posizione debole dell’Italia

Tirare in ballo la Russia e la sua operazione militare speciale in Ucraina per cercare di ridimensionare le violazioni del diritto internazionale del tycoon, come ha fatto la premier Giorgia Meloni, è solo un maldestro tentativo di arrampicarsi sugli specchi. La realtà dei fatti è chiara, solare.

Meloni, ha presieduto due riunioni di governo dedicate agli sviluppi della crisi in Medio Oriente. La prima – si legge in una nota di Palazzo Chigi – “si è focalizzata sugli ultimi sviluppi della crisi, con particolare attenzione alle ulteriori misure per assistere e garantire la sicurezza dei cittadini italiani presenti nelle aree coinvolte, ribadendo il massimo impegno dell’Esecutivo”. Nella seconda è stato affrontato il tema della sicurezza energetica, “con un’analisi dell’impatto attuale e potenziale delle ostilità sui mercati dell’energia e sull’economia, nonché delle possibili azioni di mitigazione che il Governo potrebbe adottare nel breve e medio periodo”.

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione della cerimonia al Quirinale per la consegna delle Onorificenze al merito della Repubblica italiana, istituite il 3 marzo di 75 anni fa, ha toccato il tema della guerra, che “è tornata a spargere sangue nel mondo in tante sue parti, anche non lontano dalla nostra Italia”.

La nebulosa strategia della Casa Bianca

Washington e Tel Aviv vogliono cambiare l’assetto di potere nella Repubblica islamica dell’Iran per eliminazione fisica dei pretendenti. La sede dell’Assemblea degli Esperti a Qom, a sud della capitale, è stata colpita mentre erano in corso le operazioni di voto per eleggere il successore della Guida Suprema, Ali Khamenei.

Trump non ha escluso a Politico la possibilità di dialogare con la nuova leadership iraniana. Il leader del GOP ha anche aperto alla possibilità di sostenere gruppi armati disposti a rovesciare il regime, dimostrando una confusione strategica imbarazzante, molto pericolosa.

Il fronte libanese di Israele

Israele continuerà a “colpire l’Iran con forza”, ha assicurato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, aggiungendo che in Libano Hezbollah sarà colpito con “forza ancora maggiore”. “I nostri piloti sorvolano l’Iran e Teheran, così come il Libano. Hezbollah ha commesso un grave errore attaccandoci. Abbiamo già reagito con forza e reagiremo con forza ancora maggiore”, ha aggiunto il capo del governo durante una visita alla base aerea di Palmachim, nel centro dello Stato ebraico. Approfittando del momento, Netanyahu ha dato il via libera all’invio dei “boots on the ground”.

La decisione di Londra

La guerra rischia di allargarsi. La Gran Bretagna ha deciso di rafforzare la propria presenza militare nel Mediterraneo orientale. Il primo ministro britannico, Keir Starmer, ha confermato l’invio a Cipro del cacciatorpediniere Hms Dragon e di elicotteri dotati di capacità anti-drone, dopo un colloquio con il presidente dell’isola mediterranea, Nikos Christodoulides.


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