Guerra contro l’Iran: ecco i conti sbagliati di Trump e Netanyahu
Il conflitto sta crescendo di intensità. Teheran sottovalutata
Il conflitto innescato dall’aggressione di Stati Uniti e Israele all’Iran sta crescendo di intensità. L’azione militare fulminea “shock and awe” immaginata dagli israeliani, a cui ha creduto il tycoon, ormai relegato al rango di “garzone” di Tel Aviv e delle consorterie ben descritte negli Epstein files, abituate ad alternare perizomi con elmetti e dildo con missili, si è scontrata con la dura realtà della resilienza di un Paese dalla storia millenaria.
Previsioni e propaganda
Appena iniziati gli attacchi, gli analisti con il cuore a Washington hanno ipotizzato una durata delle operazioni non superiore ai 4 giorni. Ma già dopo 48 ore, il tycoon ha rettificato le previsioni parlando di almeno 4 o 5 settimane, con il rischio di nuovi morti tra le forze americane, attribuite nel caso degli abbattimenti degli F-15 in Kuwait all’immancabile “fuoco amico”.
La virata neocon di Trump
Il capo della Casa Bianca ha sostenuto di aver preso la decisione di dichiarare guerra alla Repubblica islamica dell’Iran perché era l’“ultima e migliore occasione” per fermare le presunte ambizioni nucleari del suo “regime malato e sinistro”. Una retorica invecchiata male che certifica il cambio radicale dell’agenda trumpiana, in tutto e per tutto sovrapponibile a quelle dei Bush. Il celebre “smetteremo di correre a rovesciare regimi stranieri di cui non sappiamo nulla, con cui non dovremmo essere coinvolti”, rientra tra i tanti annunci a vuoto del leader del GOP, aspramente criticato dalla base del movimento Maga per il tradimento. Le elezioni di midterm potrebbero rivelarsi molto amare.
Quella contro l’Iran è un’aggressione ingiustificata
I raid contro l’Iran costituiscono una violazione del paragrafo 4 dell’articolo 2 della Carta delle Nazioni Unite e una palese aggressione armata contro la Repubblica Islamica, “legittimata” a rispondere ai sensi dell’articolo 51 della Carta Onu. La violenza ha provocato un disastroso cortocircuito tra i sostenitori dei diritti delle donne iraniane. La mattina del 28 febbraio, intorno alle dieci e quarantacinque ora locale, un missile ha distrutto la scuola elementare femminile Shajareh Tayyebeh di Minab, città della provincia meridionale di Hormozgan. Dentro l’edificio c’erano circa centosettanta alunne tra i sette e i dodici anni, le loro maestre, il personale scolastico. Il bilancio aggiornato è di centosessantacinque vittime, quasi tutte bambine. Lo “scandalo” del velo è stato eliminato ammazzandole.
L’accusa di Masoud Pezeshkian
“Gli attacchi agli ospedali colpiscono la vita stessa. Gli attacchi alle scuole prendono di mira il futuro di una nazione. Prendere di mira pazienti e bambini viola palesemente i principi umanitari. Il mondo deve condannarlo”, ha denunciato il presidente iraniano Masoud Pezeshkian in un post su X, dicendosi “solidale con la nazione in lutto”. “L’Iran non rimarrà in silenzio né cederà di fronte a questi crimini”, ha concluso Pezeshkian.
Le colpe di Stati Uniti e Israele
Trump e Netanyahu hanno scelto di destabilizzare un’intera regione senza nessuna minaccia esistenziale all’orizzonte. La loro unica logica è la guerra per la guerra. Il calcolo del duo ha un vizio di fondo: l’Iran non è una petrodittatura qualsiasi del Golfo. È la Persia. La presa del Trono del Pavone per mano straniera, oltre a non essere agevole, compatta storicamente la sua popolazione.
La propaganda è diversa dalla verità. Il Pentagono, che sta facendo scintille con Trump, avrebbe munizioni per 5-7 giorni di difesa missilistica intensa. Delle undici portaerei disponibili, solo quattro sono al momento utilizzabili: Lincoln e Ford, quest’ultima frenata nei giorni scorsi da guasti al sistema fognario, più George Herbert Walker Bush nell’Atlantico e la Theodore Roosevelt nel Pacifico.
L’ambasciatore americano a Gerusalemme, Mike Huckabee, ha stabilito che Israele deve per diritto divino dominare tutto il Medio Oriente, dal Nilo all’Eufrate. Gli Usa sono solo l’altro suo braccio violento. E nulla più.
I possibili sviluppi
L’Iran sta sparando senza sosta contro lo Stato ebraico e sta applicando una chiara tattica di saturazione delle difese aeree israeliane e di innesco di una crisi di intercettori. La sua rapida risposta iniziale è stata pensata per rimuovere la minaccia delle risorse statunitensi nella regione. Poi si passerà alla guerra vera, che non è ancora iniziata, con i missili di ultima generazione.
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