Elly Schlein stacca gli alleati sull’attacco di Trump a Giorgia Meloni
Dietro le differenti reazioni allo scomposto attacco di Donald Trump a Giorgia Meloni, tramite un’intervista al Corriere della Sera, c’è molto più di quanto si intraveda all’apparenza. I diversi toni utilizzati dall’opposizione, pur nell’unanime condanna alle parole dell’ormai fuori controllo inquilino della Casa Bianca, hanno infatti ridisegnato il perimetro dell’istituzionalità di tutti gli attori in campo. Ed Elly Schlein ha sbaragliato la concorrenza. Prendendo la parola nell’aula della Camera, la segretaria del Pd è stata chiara, netta, dura ed è riuscita a imporsi come leader, senza infingimenti. Ha dato esempio dell’importanza di far trasparire quell’unità nazionale troppe volte venuta meno, benché invocata dal governo dinanzi a scenari complessi. Senza suggestioni di sorta, puntualizzazioni o retropensieri, Elly Schlein ha fatto il massimo che una figura dal profilo istituzionale, oltre che politico, potesse fare.
Le parole di Elly Schlein
Ha rispedito in modo impeccabile al mittente le scomposte invettive di Trump contro la premier. “Voglio esprimere la nostra più ferma condanna, che sono certa sarà unanime in quest’Aula, per l’attacco del presidente Donald Trump alla Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, per avere doverosamente espresso solidarietà a Papa Leone”, ha tuonato nell’emiciclo di Montecitorio dettando in qualche modo la linea all’intera opposizione. Poi, ha sottolineato che nonostante con l’attuale governo ci sia totale subalternità, “siamo avversari politici, ma siamo tutte e tutti cittadini italiani e rappresentanti degli italiani e non accettiamo attacchi né minacce dai governi di altri Paesi”. Senza se, senza ma, senza gli incisi che altri, come il Movimento 5 Stelle, hanno inteso fare. Come a voler dire che nel perpetrare la linea di una solida alleanza con gli Usa Giorgia Meloni si sia quasi andata a cercare questo esito.
I fastidiosi distinguo sull’attacco di Trump a Meloni
E se dai pentastellati non ci si aspettava nulla di diverso, a deludere più di tutti è stato Matteo Renzi. Invece di fare, come auspicato anche da Carlo Calenda, quadrato attorno al governo e alla premier, a difesa dell’Italia e non di questa o quella parte politica, il leader di Italia Viva ha preferito sostenere che “Giorgia Meloni viene scaricata persino dai suoi, dal suo guru, dal suo leader”. Un nuovo esempio di talento assolutamente sprecato. Ed è in questo contesto che Elly Schlein, in linea con la più sana tradizione del Pd, è emersa con semplicità, distinguendosi da chi non ha mantenuto la giusta postura e guadagnando terreno, dove altri lo hanno perso, nel campo del centrosinistra.
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