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Economia

Se la farmaceutica già sa usare l’intelligenza artificiale

Il report Aifa: il 62% delle imprese già la usa, il boost per le ricerche, i rischi che restano

di Maria Graziosi -


La farmaceutica e la grande narrazione di questi anni: l’intelligenza artificiale. La chiamano narrazione. A volte diventa una nebbia di marketing. Che rischia di appannare la visuale. Sta accadendo, in questi ultimi tempi, con l’intelligenza artificiale. Sarà una rivoluzione, sicuro. Ma a che serve? Eccola la domanda da un milione anzi, considerando i soldi che girano attorno all’Ia, da un miliardo di dollari. C’è un comparto economico che una risposta l’ha già trovata. E si tratta della farmaceutica. A confermare le potenzialità delle nuove tecnologie ecco i dati e l’analisi dell’Aifa, l’agenzia italiana del farmaco. Che rivela: il 62 per cento delle imprese già ne fa largo uso. In pratica, sei case farmaceutiche su dieci si affidano all’Ai. Numeri che sono imponenti considerando che, come riferito nelle scorse settimane dal ministro all’Industria e Made in Italy Adolfo Urso citando dati Istat, addirittura l’83% delle piccole e medie aziende italiane “non adotta ancora alcuna soluzione di intelligenza artificiale”.

Farmaceutica e intelligenza artificiale

Non è così nel campo della farmaceutica e il presidente dell’Aifa, Roberto Nisticò, ci ha tenuto a dirlo in maniera chiarissima: “L’ intelligenza artificiale non è una moda passeggera, ma una leva strategica per l’evoluzione della medicina moderna. I suoi benefici sono già visibili in termini di rapidità, personalizzazione e riduzione dei costi”. Ciò non vuol dire, però, che non presenti dei potenziali nodi: “La sfida è governarla con regole chiare, trasparenza e responsabilità condivisa – ha aggiunto Nisticò -. Dobbiamo costruire un ecosistema in cui scienza, industria e istituzioni lavorino insieme per garantire equità e sicurezza. L’Ia può rendere la medicina più umana, se resta al servizio del paziente”.

Un boost per la ricerca

Per capire dove stanno i vantaggi per la farmaceutica, occorre sfogliare il dossier dell’agenzia dal titolo eloquentissimo: “Intelligenza artificiale e salute. Come l’Ia sta rivoluzionando la ricerca farmaceutica, la medicina di precisione e il futuro della salute globale”. Gli esempi che si leggono nel paper sono emblematici. In prima battuta c’è la questione della ricerca. Che, grazie all’uso degli algoritmi e all’utilizzo delle reti neurali profonde, ha subito e sta registrando un’accelerazione quasi epocale. Basta davvero poco per “scartare” composti potenzialmente tossici o inefficaci. Nel tempo di un clic, vengono cassate ipotesi di lavoro consentendo a chi fa ricerca di muoversi con maggiore efficacia e di potersi concentrare meglio su ciò che, invece, potrebbe risultare davvero utile e promettente. Risparmiando tempo e denari. Ma non basta, perché, spiegano dall’Aifa, sarebbero già in fase di avanzata sperimentazione alcuni farmaci interamente progettati con l’Ai.

I rischi della virtualizzazione e della taglia unica

L’uso delle piattaforme, infatti, permette inoltre di individuare indicazioni terapeutiche nuove anche per i medicinali già approvati. C’è, poi, tutto il tema della “virtualizzazione” della sperimentazione. Fra trial virtuali e gemelli digitali, si può scoprire fin da subito se un farmaco sarà utile o meno. Ciò consentirà pure di limitare, e di molto, la necessità dei test preliminari, oggi previsti tanto sugli animali quanto sugli uomini. Infine risultano molto interessanti gli sviluppi che porterebbero la medicina a essere sempre più “precisa”. Anzi, alla medicina di precisione. Una definizione, questa, quasi mutuata dall’agricoltura. Che, grazie all’ausilio di algoritmi e robotica riesce a sfruttare fino all’ultima zolla di terreno, aumentando i raccolti in termini di qualità e quantità.

Cybersicurezza ancora più al centro

È chiaro, però, che di fronte a tante evidenze promettenti ci sia anche un rovescio della medaglia. Oltre al tema della cybersicurezza che diventa ancora più centrale di quanto non sia già, c’è pure il “campo”. Ogni paziente è diverso dall’altro e c’è la necessità di non ancorarsi agli oracoli digitali, per quanto precisi e irreprensibili, se si vuole evitare il rischio del cosiddetto approccio “a taglia unica”. Non tutte le soluzioni sono valide per chiunque e ciò rappresenta uno dei punti cardine, degli insegnamenti primari, della medicina fin dai tempi (molto più analogici) di Galeno e Ippocrate.

Dallo spazio all’archeologia

La chiamano narrazione, e c’hanno ragione. È tempo di uscire dalle promesse e cercare di capire cosa farne di quest’intelligenza artificiale: la farmaceutica, per ora, sembra aver avuto più di un’intuizione interessante. Lo stesso sta facendo l’aeronautica, specialmente quella che punta allo spazio (e l’accordo italofrancese siglato ieri da Urso e dall’omologo transalpino Sébastien sta lì a dimostrarlo). E persino l’archeologia. Presente, futuro e passato: l’Ai è più di una narrazione, e di una speculazione ultramiliardaria.


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