Gratteri e il caso della “finta intervista”: scontro politico e paura della riforma della giustizia
Dopo le parole di Gratteri sulla “finta intervista di Falcone”, esplode la polemica: FdI replica e la riforma della giustizia riapre lo scontro tra toghe e politica.
Il pasticcio della “finta intervista”
La memoria non dovrebbe essere un campo di battaglia, e invece in Italia lo è sempre.
L’ultimo caso riguarda Nicola Gratteri, che in un’intervista rilasciata a Il Foglio ha spiegato di aver letto, durante la trasmissione di Giovanni Floris, una presunta intervista a Giovanni Falcone.
“La finta intervista a Falcone me l’hanno mandata persone serie, per questo l’ho letta in diretta da Floris. Erano persone autorevoli dell’informazione.”
Una giustificazione che non convince.
Chi sarebbero queste “persone serie e autorevoli”? E com’è possibile che un magistrato di lungo corso, simbolo di rigore e di rispetto per la verità, abbia letto in diretta un testo mai verificato?
Domande senza risposta, mentre il risultato resta sotto gli occhi di tutti: un falso amplificato in prima serata, con il sigillo dell’autorevolezza.
Fratelli d’Italia e la difesa della memoria
La smentita, immediata e durissima, è arrivata da Fratelli d’Italia: “Borsellino non partecipò mai alla trasmissione Samarcanda e non esistono sue dichiarazioni contrarie alla separazione delle carriere. Un falso costruito ad arte, che strumentalizza la memoria di un eroe nazionale per colpire il Governo e delegittimare la riforma della giustizia. Il Fatto Quotidiano chiarisca subito.”
Insomma, Falcone e Borsellino usati con molta leggerezza.
La nota non lascia spazio a interpretazioni.
Il falso non è solo un errore giornalistico, ma un’operazione politica costruita per colpire la riforma della giustizia, che prevede la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti.
E questo, in Italia, è un nervo scoperto: toccare la magistratura significa toccare il potere vero, quello che non passa mai per le urne.
Luigi Bobbio e la paura del potere che si sgretola
A riportare il dibattito sul terreno costituzionale è intervenuto Luigi Bobbio, magistrato ed ex senatore della Repubblica, con parole che suonano come una lezione istituzionale: “Sinceramente, a me, in questa guerricciola tra cosa avrebbero detto o no Falcone e Borsellino sulla separazione delle carriere, poco o niente interessa cosa ne pensassero i due illustri colleghi. Quello che conta è che la separazione, a prescindere dal loro pensiero, è sacrosanta, non solo pienamente attuativa dell’articolo 111 della Costituzione ma pilastro di civiltà giuridica, recupero di normalità processuale. E la casta giudiziaria, poiché non è nemmeno concepibile la contrarietà ad una cosa normale, con ogni evidenza le è contraria solo perché ha paura della definitiva perdita di potere e controllo interno che ne deriverà.”
Un colpo diretto, senza giri di parole.
Perché Bobbio non parla da politico, ma da magistrato che conosce il sistema dall’interno.
E mette il dito nella piaga: chi teme la separazione delle carriere non difende la giustizia, difende se stesso.
Epilogo ironico: la giustizia in ferie
Alla fine, la “finta intervista” è diventata una parabola perfetta del nostro tempo.
Un procuratore che si fida di un messaggio arrivato via chat, un talk show che lo trasforma in scoop, e una politica costretta a fare il fact-checking della verità.
Nel frattempo, le “persone serie e autorevoli” di cui parla Gratteri restano nell’ombra, forse troppo impegnate a inoltrare il prossimo documento “autentico”.
E la giustizia? Lei osserva da lontano, in silenzio.
Forse stanca. O forse solo in pausa pranzo.
Torna alle notizie in home