Nella Striscia di Gaza tre quarti delle famiglie guidate da donne hanno urgente bisogno di un rifugio e due terzi di vestiario. Secondo le Nazioni Unite, 630 mila adolescenti non hanno indumenti per affrontare l’inverno. I raid aerei, i bombardamenti e le sparatorie che continuano a verificarsi a ritmo quotidiano in tutti e cinque i governatorati, stanno rallentando non poco le operazioni umanitarie.
Katz corregge il tiro su Gaza
Il ministro della Difesa Israel Katz ha ritrattato le dichiarazioni fatte in mattinata sulla creazione di insediamenti all’interno della Striscia. In una nota inviata ai giornalisti, l’ufficio di Katz ha affermato che “il governo non ha alcuna intenzione di stabilire insediamenti nella Striscia di Gaza”. Le parole pronunciate davanti ai leader dei coloni rispetto all’invio di gruppi di pionieri nel nord del territorio, sarebbero “state fatte esclusivamente in un contesto di sicurezza”.
Crosetto chiarisce il ruolo dell’Italia
La situazione è molto complessa. Per Gaza “c’è una coalizione che sta cercando di costruire una missione difficilissima, in uno degli ambienti più difficili che esistono per costruire una missione, molto peggio dell’Afghanistan”. Lo ha detto il ministro della Difesa Guido Crosetto a margine della sua visita al contingente italiano in Bulgaria nella base militare di Novo Selo. “Parliamo di una zona non ancora pacificata dove c’è un conflitto in corso – ha aggiunto Crosetto – con ancora dei bunker sotterranei pieni di armi, dove ci sono ancora milizie che si confrontano, quindi con un rischio molto alto”. Il ministro, alla domanda sulla possibile partecipazione dell’Italia alla forza di stabilizzazione, ha risposto che “man mano che verranno definiti i progetti decideremo come, ma per ora, questo progetto, nemmeno c’è”. Smentite dunque le ricostruzioni di alcuni media.
Con un voto a favore del Parlamento israeliano, è stata prorogata fino al 2027 la legge temporanea che consente “la chiusura di un’emittente straniera che minacci la sicurezza dello Stato”, nota come “Legge Al Jazeera”. Il provvedimento votato in seconda e terza lettura, che rimarrà in vigore fino al 31 dicembre 2027, stabilisce che il ministro delle Comunicazioni può, con il consenso del premier Benjamin Netanyahu e l’approvazione del governo o del Comitato ministeriale per la Sicurezza nazionale, ordinare l’adozione di misure per limitare le trasmissioni di un canale straniero e le sue attività. La stretta può avvenire anche se Israele non si trova in stato di emergenza. E può essere prolungata per ulteriori periodi fino a 90 giorni ciascuno “subordinatamente al rispetto delle condizioni e alla presentazione delle relazioni richieste per l’emissione dell’ordinanza originaria”.
Il via libera consente “l’interruzione delle trasmissioni, la chiusura di uffici in Israele, il sequestro delle apparecchiature utilizzate per le trasmissioni, la rimozione di siti web o la limitazione dell’accesso agli stessi, nonché misure tecnologiche per impedire la ricezione di trasmissioni satellitari”.
Il nodo della Cisgiordania
L’Autorità nazionale palestinese (Anp) ha condannato i piani dello Stato ebraico di realizzare 19 nuovi insediamenti in Cisgiordania, accusandolo di rafforzare il suo controllo. In un comunicato, il ministero degli Esteri palestinese ha definito la decisione “un passo pericoloso volto a rafforzare il controllo coloniale sull’intero territorio palestinese”, etichettandola come una continuazione di “politiche di apartheid, insediamenti e annessione che minano i diritti inalienabili del popolo palestinese”.
Scintille con la Turchia
Ancora scintille tra Ankara e Tel Aviv. “È ironico che i leader israeliani parlino delle ambizioni imperialistiche di altri paesi in questa regione, mentre hanno appena commesso uno dei peggiori genocidi della storia. Israele è una forza destabilizzante e la loro storica isteria data sul potere e l’influenza della Turchia è semplicemente comica”, ha scritto su X Burhanettin Duran, capo della Direzione della comunicazione della presidenza turca, rispondendo a Netanyahu. Il primo ministro israeliano, durante la conferenza stampa con il suo omologo greco Kyriakos Mitsotakis e il presidente cipriota Nikos Christodoulides, riferendosi in modo indiretto alla Turchia, aveva avvertito che “coloro che fantasticano di poter ristabilire i loro imperi e il loro dominio sulle nostre terre” dovrebbero “dimenticarlo”.