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Giustizia

Rotondi: «Sullo e i Costituenti volevano carriere separate»

di Anna Tortora -


Il dibattito sulle riforme della giustizia costituisce, da diversi decenni, uno dei nodi centrali della riflessione giuridica e politica italiana. In particolare, i temi della separazione delle carriere tra magistratura requirente e giudicante, della riforma del Consiglio Superiore della Magistratura, dell’uso della custodia cautelare e della responsabilità civile dei magistrati sollecitano un confronto costante tra principi costituzionali, prassi applicative ed esigenze di efficienza del sistema giudiziario. Tali questioni sono al centro di un acceso dibattito dottrinale, che coinvolge giuristi, costituzionalisti e operatori del diritto, e si intrecciano con la percezione pubblica dell’indipendenza della magistratura e con la fiducia dei cittadini nel sistema giudiziario.

Il richiamo alla tradizione costituzionale repubblicana

In tale contesto si colloca la riflessione dell’onorevole Gianfranco Rotondi, che richiama esplicitamente la tradizione costituzionale repubblicana e l’insegnamento del suo maestro, Fiorentino Sullo, già segretario dell’Assemblea Costituente. L’approccio di Rotondi si fonda su un’interpretazione storica e comparativa, che mira a valorizzare il principio di equilibrio tra i poteri dello Stato, la terzietà del giudice e la piena attuazione delle garanzie del giusto processo sancite dall’articolo 111 della Costituzione. L’attenzione alla dimensione storica del diritto consente di leggere le proposte di riforma alla luce delle scelte originarie dei costituenti, ma anche delle trasformazioni intervenute nella società italiana negli ultimi decenni.

Pur rivendicando l’autonomia culturale della propria “Democrazia Cristiana”, Rotondi individua nel referendum in materia di giustizia uno dei pilastri dell’azione di governo della coalizione guidata da Giorgia Meloni. La partecipazione attiva a tale iniziativa si traduce nella costituzione di un “Comitato per il Sì” della Democrazia Cristiana, in collaborazione con alcuni movimenti, con l’obiettivo di promuovere un dibattito informato e diffondere una corretta comprensione delle ragioni della riforma sul territorio nazionale. L’iniziativa prevede una serie di incontri pubblici e momenti di confronto diretto con cittadini, operatori del diritto e soggetti istituzionali, finalizzati a favorire una partecipazione consapevole dell’elettorato e a stimolare una riflessione approfondita sulle implicazioni istituzionali, giuridiche e civili del referendum.

L’intervista all’onorevole Gianfranco Rotondi

L’intervista che segue si propone come occasione di analisi critica delle principali questioni attinenti all’assetto dell’ordinamento giudiziario, alla luce delle trasformazioni intervenute nel sistema politico-istituzionale italiano e delle recenti tensioni emerse nel rapporto tra magistratura, politica e opinione pubblica. Le posizioni espresse si inseriscono in un più ampio dibattito dottrinale e istituzionale, volto a individuare possibili linee di riforma capaci di coniugare indipendenza della funzione giurisdizionale, responsabilità professionale e tutela effettiva dei diritti fondamentali dei cittadini.

Onorevole, in che misura la separazione delle funzioni realizza l’effettiva parità delle parti prevista dall’Art. 111 della Costituzione?

La separazione delle carriere era nelle corde dei costituenti, molti di loro ne hanno parlato in interventi successivi al varo della Costituzione. Il mio maestro Fiorentino Sullo, che fu segretario dell’assemblea costituente, nel 1977 si pronunciò per la separazione delle carriere, e così molti suoi colleghi anche di sinistra.

Ritiene che la riforma elettorale del CSM possa sanare la crisi di legittimità democratica dell’organo di autogoverno?

Lo spero, e poi di me dovrebbero auspicarlo i magistrati, dopo gli accadimenti che hanno provocato tante amarezze alla magistratura

Sotto il profilo della dottrina processualistica, in che modo la riduzione della custodia cautelare si raccorda con il principio di presunzione di non colpevolezza ex Art. 27 Cost.?

La custodia cautelare ha subito una evoluzione , da strumento di cautela a modalità di coercizione e condizionamento dell’indagato. E’innegabile che questo sia successo.

In un’ottica di accountability delle istituzioni, quale impatto avrà l’estensione della responsabilità civile sulla serenità e l’indipendenza del potere giudiziario?

La responsabilità è circoscritta a una casistica ben precisa, chi dovesse incorrervi probabilmente risponderebbe anche di altro. Non mi sembra che tutto ciò attenti all’autonomia della magistratura, che peraltro è composta per una maggioranza quasi totale di professionisti autonomi e non politicizzati.

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