L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Giustizia

Referendum, Giorgia Meloni scende in campo

di Giuseppe Ariola -


Tornare al merito della riforma della giustizia spiegandone il contenuto, elencandone le novità e approfondendone le ricadute pratiche. E’ quanto ha fatto Giorgia Meloni in un video pubblicato sui suoi profili social. Un filmato di 13 minuti durante i quali la premier, con sobrietà e una postura volutamente istituzionale, ha snocciolato con parole semplici ed esempi concreti gli aspetti tecnici della riforma, utili a modernizzare un settore fondamentale per tutti i cittadini. Un tentativo di superare la logica dello scontro ideologico che ha finora caratterizzato la campagna referendaria. Ma anche di spazzare il campo dalla “confusione” e da certe vere e proprie “bufale” che hanno trovato, probabilmente, fin troppo spazio. Su tutte quella secondo la quale la riforma, minandone l’autonomia, assoggetterebbe la magistratura al controllo governo.

Tra menzogne e uso politico della giustizia

La premier non esita a bollare questa tesi come “fantascienza”. Una vera e propria “menzogna” dal momento che la riforma “fa l’esatto contrario”, ovvero mira a “liberare i magistrati dal controllo della politica”. Il riferimento è all’attuale sistema di composizione del Csm, elettivo sia per i togati che per i laici, che vede le carriere dei giudici “decise da persone scelte da partiti in Parlamento o da correnti ideologizzate interna alla magistratura”. Inoltre, a fronte di quello che è “un potere enorme” al quale, però, quasi mai corrisponde un’adeguata responsabilità”. E per quanto riguarda il rapporto tra politica e toghe non è tutto. Giorgia Meloni, infatti, non si sottrare dal rilanciare quello che è a lungo stato un vero e proprio mantra del centrodestra. L’uso politico della giustizia. Non sono per quanto riguarda alcuni recenti provvedimenti della magistratura che hanno di fatto indebolito le politiche del governo, ma anche in relazione al fatto che “la sinistra ha sempre usato la giustizia quando non riusciva a vincere le elezioni”.

Il referendum è sulla riforma, non sul governo

Poi, le parole della Presidente del Consiglio sono giunte al punto forse più politico di tutti. In caso di bocciatura del referendum il governo non si dimetterà. Il lavoro andrà avanti fino alla fine della legislatura e solo allora gli elettori decideranno se confermare la fiducia nel centrodestra o provare a cambiare registro. Il referendum è sulla riforma della giustizia, non sul governo. Un passaggio necessario a rispondere all’attacco di quanti, politici e non, invogliano a votare No non già per il contenuto della riforma, ma sostenendo che questo possa essere un modo per mandare il governo a casa. La controffensiva di Giorgia Meloni punta quindi a spuntare proprio quest’arma, semplicemente scartando l’eventualità. Al tempo stesso, la premier esorta ad andare a votare. Invito non più rinviabile e, probabilmente, giunto quasi allo scadere.

L’invito di Giorgia Meloni in un video sui social a votare per il Sì

Proprio la forte politicizzazione data al referendum dal fronte del No, rischia infatti di vedere le urne riempirsi non tanto di chi è contrario alla riforma, ma di quanti non gradiscono il governo. Spronare il proprio elettorato ad andare a votare per il Sì è dunque un modo per riportare la partita in parità, almeno sotto il profilo politico. Nella speranza che a fare la differenza e a risultare determinante sia un voto consapevole e realmente sul merito della riforma. Non quello delle truppe cammellate, dell’una o dell’altra parte. Perché le parole della premier possono essere più o meno condivisibili, ma un dato è certo: a determinare le maggioranze politiche e, di conseguenza, la composizione dei governi, sono le elezioni. Non i referendum, al netto degli errori commessi da qualcuno in passato.


Torna alle notizie in home