La stagione delle riforme e l’”underdog” che diventa regina
“Io sono un underdog” faceva risuonare nell’aula della Camera dei deputati Giorgia Meloni a proposito di se stessa, “lo sfavorito”, che per affermarsi deve stravolgere tutti i pronostici. “Intendo farlo ancora, stravolgere i pronostici” continuava, durante uno dei suoi primi discorsi da Presidente del Consiglio, ed in effetti così è stato. Ed ora siamo nel pieno del terzo anno del suo mandato e si comincia a concretizzare una straordinaria stagione di riforme.
In questo contesto i “pronostici” consistono nel cinico e baro distacco con il quale le riforme importanti, soprattutto nel campo della giustizia e della struttura istituzionale dello Stato, sono sempre state cancellate prima di arrivare a compimento. Vuoi in Parlamento, vuoi nelle consultazioni referendarie. E questi “pronostici” saranno smentiti anche questa volta! Sicuramente per quanto riguarda la separazione delle carriere dei magistrati sulla quale il consenso è particolarmente esteso e vasto.
Ma anche per il resto. Il premierato si sta imponendo al consenso popolare anche se di meno agevole comprensione perché in collegamento con la spinosa vicenda della legge elettorale. Più agevole sembra la via per l’autonomia differenziata anche per l’intervento della Corte Costituzionale che tutti hanno salutato con favore. Il punto più spinoso è quello della legge elettorale quindi che richiede una semplice legge ordinaria. Sembra ci sia largo consenso sul superamento dei collegi uninominali in favore del sistema proporzionale e il premio di maggioranza oltre una certa soglia (il 40 o anche “il 42%”, come indica ad esempio il presidente della commissione Affari costituzionali del Senato Alberto Balboni), restano da superare le resistenze degli alleati alla proposta di FdI di scrivere sulla scheda il nome del candidato premier.
Ma è questo lo snodo dove si coglie la visione istituzionale dell’” underdog” che per vincere ogni pronostico sfavorevole deve preparare ogni mossa con particolare prudenza.
La connessione con il premierato spiana la strada a Giorgia Meloni per rendere digeribile l’indicazione diretta del candidato premier sulla scheda e questo perché comunque il premier dovrà essere eletto direttamente e dunque indicato personalmente. Nel contesto del premierato il doppio rapporto fiduciario, con gli elettori e con la propria maggioranza parlamentare, sarebbe personalizzata nei riguardi dell’attuale premier che dunque svestirà i panni dell’”underdog” per vestire quelli della “regina” e con tanto di quotidiana incoronazione sulla stampa nazionale e, soprattutto e quasi universalmente, estera.
In questo il ruolo di Giorgia Meloni si corrobora perché ha già dimostrato di essere particolarmente forte laddove si deve assumere le responsabilità che i suoi predecessori non hanno avuto mai il coraggio di caricarsi. In questo si traduce il premierato, in una più decisa assunzione di responsabilità, sia verso il popolo che ritrova la sua diretta sovranità, sia verso i partiti della coalizione che sarebbero eletti proporzionalmente.
Ovviamente salvaguardando il principio maggioritario con il generoso premio, appunto di maggioranza, previsto dal ddl costituzionale in discussione in parlamento.
Dunque una stagione di riforme destinata all’incoronazione di Giorgia Meloni quale regina e non più “underdog”.
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