Giubileo dei detenuti, la speranza dietro le sbarre
Il Giubileo dei detenuti e la speranza dietro le sbarre
Il giubileo della “speranza” è stato aperto da Papa Francesco proprio a Rebibbia, per dare un anelito di fiducia ai tanti reclusi che vedevano, in termini spirituali, una possibilità di riscatto e di reinserimento nella società, e nella comunità cristiana, una volta espiata la pena. Bergoglio, in quell’occasione, ribadì ancora una volta l’importanza della questione del sovraffollamento delle carceri, tematica assai delicata, affermando con queste parole: “Si…. anche in carcere, nei momenti di buio interiore, ci possa essere una luce che non si spegne mai. È quella della speranza, una forza che – nonostante tutto – trapela tra le sbarre e accompagna la voglia di rialzarsi aprendo le porte, anche quando sembrano del tutto chiuse e serrate”.
La celebrazione del Giubileo e il messaggio del Vangelo
Il Giubileo dei detenuti, celebratosi domenica 14 dicembre con la Messa nella Basilica di San Pietro, presieduta da Papa Leone XIV, celebra proprio una speranza di luce in un tempo ormai vicino al Natale e alla chiusura dell’Anno Santo. Sono più di uno, nella recente storia della Chiesa, gli incontri dei Pontefici con i detenuti. Infatti le testimonianze dei Papi, rivolte alla comunità del mondo dei penitenziari, sicuramente scaldano il cuore e avvicinano alle parole del Vangelo come, ad esempio, quello di Matteo: “ero in carcere e siete venuti a trovarmi”.
La celebrazione del Giubileo e il messaggio del Vangelo
Basti pensare all’abbraccio che il Papa buono, San Giovanni XXIII, diede ai detenuti nel 1958, recandosi nel carcere romano di Regina Coeli: “Ho messo il mio cuore vicino al vostro”. Mentre si avvia verso l’uscita, Papa Roncalli vede un uomo staccarsi dal gruppo dei detenuti porgendo al Vicario di Cristo la seguente domanda: “Le parole di speranza che lei ha pronunciato valgono anche per me?”. Il Papa si china sull’uomo, lo solleva, lo abbraccia e lo tiene a lungo stretto a sé.
Speranza, liberazione e rinascita spirituale
Poi continuando la nostra disamina potremmo ricordare anche Papa Paolo VI il quale, nel 1964, incontrando i detenuti disse: “Vi amo davvero perché scopro tuttora in voi l’immagine di Dio” accompagnato da immagine televisive molto suggestive. Come non citare anche la visita, e il relativo discorso rivolto ai detenuti del carcere di Viterbo, il 27 maggio del 1984, da parte di San Giovanni Paolo II il quale, cercando di dare coraggio ai reclusi spesso scoraggiati e tristi, rivolgendosi al loro indirizzo disse: “Si può sempre diventare una persona nuova”. Soggiungendo: “Una liberazione è sempre possibile: è quella spirituale e morale”. Passando alla visita pastorale svoltasi nel 2011 alla casa circondariale di Rebibbia, anche Papa Benedetto XVI ebbe a cuore le preghiere per i detenuti. Infatti, egli considerava la forza della speranza, insieme a quella della preghiera, “determinanti per un cammino di riconciliazione con sé stessi, con gli altri, con Dio”.
Clemenza, reinserimento e giustizia
In continuità con i suoi predecessori anche Leone XIV, nella messa di domenica scorsa in San Pietro, cogliendo l’occasione del Giubileo dei detenuti ha avuto parole importanti a loro riguardo dicendo: “Nessuno vada perduto”. Il Vescovo di Roma auspica altresì che l’Anno Santo – che si chiuderà con l’Epifania – possa essere favorevole a delle “forme di amnistia o di condono della pena volte ad aiutare le persone a recuperare fiducia in sé stesse e nella società”. Atti di clemenza in grado di offrire a tutti “reali opportunità di reinserimento”.
Esperienze concrete e speranza universale
Oltre alla messa in San Pietro, l’evento giubilare ha vissuto esperienze concrete di partecipazione diretta per i reclusi, tra preghiere e pellegrinaggi. Significativo il caso di tre detenuti di Venezia, ricevuti dal Pontefice dopo aver camminato per centinaia di chilometri lungo un iter spirituale verso Roma. “Nessun essere umano coincide con ciò che ha fatto”, conferma Prevost, provando a scardinare un pregiudizio che fatica a scemare nell’immaginario collettivo. Fin dai tempi del Giubileo del popolo ebraico, dove durante l’Anno santo sia gli schiavi che i detenuti tornavano liberi. Giustizia e non vendetta, riscatto e non perdizione: Francesco e Leone insieme per una nuova speranza.
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