Festival di Sanremo: da Sandokan a Berlusconi e Nordio
C'è pure la politica ma annacquatissima, cauta, autocensurata
Festival di Sanremo, “c’è” pure Nordio. La prima impressione? Non sarà proprio “Il declino dell’impero americano”, come nel film del 1986 – non esageriamo…-, ma la percezione è quella di uno scollamento. Che succede a quella che i tg da sempre amano chiamare kermesse senza nemmeno forse sapere come si sia affermato nel tempo il senso di questa parola? E il problema vero è che non dobbiamo aspettarci “Le invasioni barbariche” (il sequel di quel film). Proviamo a vedere perché. Frammenti di opinioni, ché già bastano gli scongelati giornalisti della “Sala Stampa” (“Siamo qui da un mese e mezzo”, al Dopofestival), a fare analisi lunghissime invece di domande.
Una delusione, dopo tante attese
Tante attese, come sempre. La catena di spot (belli) sulla gente che cantava nelle piazze. Annunci al millimetro al Tg1 su tutti i co-conduttori, abilmente sfanculati da Fiorello. Poi, una sensazione di vuoto, dopo le prime immagini e le prime note dall’Ariston.
Prima ancora dei dati Auditel – stamattina la prima mazzata, milioni persi….- nell’aria si percepisce l’emorragia di ascolti. O, almeno, di amorevole attenzione.
Il tormentone
Ancora più popolare, più caotico, più social. Tutto è spettacolo e poco è arte. Tra un outfit kitsch e la solita Alba Parietti, l’atmosfera non si riscalda nemmeno con il tormentone dell’escluso dalla rassegna e costretto a cambiare il testo della sua canzone.
“Cristiano e democratico”, davvero?
Carlo Conti ha dichiarato che il Festival è cristiano e democratico. Un modo – chissà quale e perché – per evitare l’etichetta “democristiano” che da anni accompagna la rassegna. Forse è un festival di valori: la RepuPPlica di una grafica sbagliata che nessuno pagherà nel ricco e nutrito carrozzone Rai che soggiorna in Liguria. O quello dei battiti di cuore preconfezionati.
Sayf e Silvio a Sanremo
Il cantante che ha celebrato il Ramadan, Sayf, ha citato Silvio Berlusconi. Cauto e accorto (o pressato dal cristianodemocratico Conti) lo ha definito solo “imprenditore”. Il pubblico, che sgomita per farsi inquadrare dalla Rai dopo aver pagato biglietti aumentati del 20%, nemmeno se ne accorge.
Pausini ingombrante e i due Sandokan
Laura Pausini, gigante di carisma sui palchi esteri, finisce per oscurare tutto il resto. L’imbarazzo aumenta con il raffronto tra i due Sandokan, perché Kabir Bedi, va bene il cachet, ma vuole precisare che il suo era un’altra cosa.
I cantanti giovani sembrano timidi, evitano provocazioni, ma sono solo cresciuti ad una robusta scuola di autocensura. Niente scandali, niente hit memorabili, solo performance prevedibili.
Il festival dei parenti
Chi non ha un legame di sangue con qualcuno dello spettacolo sembra fuori posto. Figli e parenti di Gassman, Morandi, D’Alessio, Serenza Brancale: tutti sul palco.
Sal Da Vinci compulsivo (anche al Dopofestival) nel mostrare la fede nuziale rende omaggio al “tengo famiglia” più classico. L’innovazione musicale? Evaporata, resta il déjà-vu dei cognomi e dei sorrisi di circostanza. Più questo fastidiosissimo FantaSanremo che non ti fa capire se ci xsono, ci fanno o o tutti e due.
Mara Sattei e l’elettore benevolo di centrodestra
Mara Sattei – nel dietro le quinte una giovane Madonna o il suo clone – canta “La voce tua nei giorni tristi guarisce il mio disordine”. E allora, finalmente un po’ di rassicurante serenità. Sembra il benevolo auspicio di un preoccupato elettore di centrodestra indirizzato a Carlo Nordio in vista dell’ormai incombente referendum.
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