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Golden State Killer: il Dna non mente

di Redazione L'Identità -


Quarant’anni di terrore, risolti con un semplice clic. Benvenuti nell’era del Dna genealogico

Il caso americano del Golden State Killer è stato risolto grazie all’utilizzo di basi genetiche genealogiche pubbliche. Un criminale seriale sfuggito alla giustizia per 40 anni è stato identificato incrociando il Dna rinvenuto sulla scena del crimine con i profili genetici di parenti lontani.

Golden State Killer: la storia

Un serial killer, dieci omicidi, oltre cinquanta stupri, più di cento furti. Dal 1974 al 1986, la California visse nel terrore di un mostro che entrava nelle case di notte, violentava le donne davanti ai mariti legati e poi spariva nel nulla. L’Fbi lo cercò per decenni. Lo chiamavano l’Original Night Stalker, poi East Area Rapist, infine Golden State Killer. Un fantasma.

Fino al 2018, quando un investigatore ebbe un’idea geniale quanto inquietante: caricare il Dna del killer su un sito di genealogia online. GEDmatch, per la precisione. Un database pubblico dove milioni di persone caricano il proprio Dna per trovare parenti perduti o scoprire le proprie origini. E lì, tra cugini di secondo grado e prozii dimenticati, spuntò una corrispondenza.

Non era lui, era un suo lontano parente. Ma bastò quello per ricostruire l’albero genealogico al contrario, stringere il cerchio, fino ad arrivare a Joseph James DeAngelo Jr, ex poliziotto di 72 anni. Lo arrestarono mentre usciva da un supermercato. Confessò tutto: era lui il “Golden State Killer”.

Il metodo fece scuola. Un nuovo modo sui generis investigativo era nato.  Negli Stati Uniti e nel Regno Unito, decine di cold case furono risolti con la stessa tecnica. Ma in Italia? Niente. Zero. Il nostro Paese continua a muoversi con la lentezza burocratica di sempre, mentre la tecnologia corre.

Oggi chiunque può mandare un campione di saliva ad Ancestry per 99 dollari e scoprire se si è imparentati con un assassino. Ma le procure italiane non possono farlo. Questioni di privacy, dicono. Come se la privacy di un killer valesse più della verità per le vittime.

Il confronto tra casi nazionali e internazionali tramite sistemi come Interpol o Europol può far emergere collegamenti tra crimini apparentemente isolati. 

Il Golden State Killer è la prova che il tempo non cancella i crimini. Li congela. E prima o poi, qualcuno troverà il modo di scongelarli.


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