Gratta e Vinci pilotati, così un gruppo di tecnici indicava ai parenti i biglietti milionari
Per anni avrebbero sfruttato accessi interni per scoprire in anticipo dove si trovavano i tagliandi vincenti
Una storia che sembra uscita da una serie crime, ma che si è consumata nel cuore del sistema dei giochi italiani. Un gruppo di ex tecnici informatici avrebbe messo in piedi un meccanismo capace di individuare in anticipo i Gratta e Vinci vincenti, per poi indirizzare parenti e amici a comprarli come se fosse tutto casuale. Il risultato? Una pioggia di premi finiti nelle mani “giuste” e un buco enorme per le casse pubbliche.
Le indagini
Secondo le ricostruzioni investigative, il gruppo avrebbe sfruttato credenziali informatiche privilegiate rimaste attive anche dopo la fine del rapporto di lavoro. Da lì, l’accesso ai sistemi interni sarebbe stato solo il primo passo, un software dedicato permetteva di interrogare i database dei biglietti, individuando i tagliandi già associati ai premi più alti e, soprattutto, in quali ricevitorie sarebbero stati distribuiti. Una volta ottenute le informazioni, scattava la seconda fase. Parenti, amici e conoscenti venivano mandati a comprare i biglietti “giusti”, spesso in ricevitorie lontane dal luogo di residenza per non destare sospetti. Le vincite, una dopo l’altra, venivano incassate senza che nessuno immaginasse il retroscena.
Un sistema criminale
Il sistema sarebbe andato avanti per anni, generando un flusso costante di premi che, in condizioni normali, sarebbero rimasti non riscossi o distribuiti in modo casuale. Invece, grazie alla manipolazione dei sistemi, i tagliandi vincenti finivano sempre nelle stesse cerchie familiari. Il danno erariale per lo Stato è enorme, 25.000.000 di euro. Oltre ai premi pagati, c’è la perdita delle somme che sarebbero rimaste nelle casse pubbliche e un impatto reputazionale pesantissimo su uno dei settori più regolamentati del Paese.
In discussione l’intero meccanismo
La vicenda apre interrogativi inquietanti, quante altre falle potrebbero esistere nei sistemi di gioco? E soprattutto, come è stato possibile che accessi così delicati restassero attivi per anni? Una cosa è certa, questa non è la solita truffa. È un caso che mette in discussione l’intero meccanismo dei giochi a premi e che potrebbe avere conseguenze molto più ampie di quanto immaginiamo.
Torna alle notizie in home