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Esteri

Groenlandia: la sfida tra i ghiacci è cruciale per il futuro dell’Ue

Il faccia a faccia alla Casa Bianca

di Ernesto Ferrante -


L’incontro a Washington tra il vicepresidente americano Jd Vance, il segretario di Stato Marco Rubio e i ministri degli Esteri di Danimarca e Groenlandia, è durato 50 minuti, “più del previsto”. Poco dopo il faccia faccia, la presidenza americana ha pubblicato sui propri canali social un’illustrazione provocatoria rivolta alla popolazione groenlandese, chiamata a scegliere il suo futuro geopolitico.

La vignetta degli Stati Uniti

Nel disegno, due slitte si trovano a un bivio: da un lato, l’opzione statunitense, rappresentata da una Casa Bianca grande e illuminata; dall’altro, il percorso verso Russia e Cina, simboleggiato da fulmini e tempeste. “Which way, Greenland man?”. “Da che parte vai, groenlandese?”. Questo l’interrogativo americano, che rivela anche in parte la tattica comunicativa di Washington. Per Donald Trump, il braccio di ferro su Nuuk si inserisce in una sfida tra i ghiacci per il controllo della rotta artica, dalla quale è esclusa l’Europa. Ancora una volta il tycoon ha fatto capire di considerare degne del ruolo di antagoniste solo Mosca e Pechino.

La risposta della Groenlandia

Il governo groenlandese ha aumentato la presenza militare “all’interno e intorno” all’isola, mentre si appresta a condurre esercitazioni con la Danimarca e altri alleati della Nato per “sviluppare competenze nelle condizioni uniche dell’Artico e rafforzare la presenza della comunità artica in modo da contribuire alla sicurezza in Europa e nell’Atlantico”.

Il tranello dell’indipendentismo

Il capo dell’esecutivo, Jens-Frederik Nielsen, in un’intervista ai media groenlandesi, ha detto che “non è il momento” di parlare di indipendenza, mettendo a rischio tutto. “Non credo che questo sia il momento di parlarne. Non dovremmo giocare con il nostro diritto all’autodeterminazione quando un altro Paese sta parlando di conquistarci – ha dichiarato il premier – Questo non significa che non vorremo qualcosa di diverso in futuro. Ma qui e ora, facciamo parte del regno (danese) e siamo al fianco del regno. Questo è particolarmente importante in questa grave situazione”. Le spinte autonomiste possono rivelarsi un regalo agli Stati Uniti, che puntano a spezzare i legami con Copenaghen e con l’Europa per avere gioco facile.

Gli oppositori di Trump

La minaccia trumpiana di mettere le mani sulla Groenlandia “con le buone o con le cattive”, ha provocato malumori anche negli stessi Usa. I rappresentanti democratici al Congresso hanno presentato mozioni per fermare il tentativo di annessione del territorio di un Paese alleato Nato, raccogliendo anche qualche adesione da parte dei repubblicani. Al Senato, Lisa Murkowski, l’esponente moderata dell’Alaska del GOP, che ha adottato diverse posizioni contrarie a Trump, è la cofirmataria, insieme a Jeanne Shaheen, capogruppo dem dalla commissione Esteri, della risoluzione chiamata “Nato Unity Protection Act”, un atto che mira alla protezione dell’unità dell’Alleanza atlantica.

Se dovesse essere, la legge vieterebbe l’uso di fondi del dipartimento alla Difesa e di Stato per bloccare, occupare, annettere o imporre in altro modo il controllo sul territorio sovrano di un membro Nato. Alla Camera il repubblicano Don Bacon si è unito alla minoranza democratica per presentare una misura analoga, il “No Funds for Nato Invasion Act”.

“La sola idea che l’America potrebbe usare le nostre vaste risorse contro nostri alleati è profondamente inquietante e deve essere interamente rigettata dal Congresso”, ha osservato Murkowski, spiegando come la forza Nato sia cruciale per la sicurezza nazionale degli Usa e che ogni azione contro un alleato sarebbe una violazione del Trattato dell’Alleanza Atlantica.

L’Ue è chiamata ad agire

Manca all’appello l’Europa. Il richiamo dei capigruppo di maggioranza al Parlamento europeo all’accordo del 1916 tra Usa e Danimarca, con cui i primi riconobbero la piena sovranità sulla Groenlandia ai secondi, è pura retorica. Recentemente, Donald Trump ha affermato che l’unico vero limite al suo potere come presidente degli Stati Uniti è il suo personale senso della moralità, liquidando in buona sostanza il diritto internazionale come vincolo non sempre valido. Il leader statunitense non è tipo da fronzoli. L’Ue deve gestire la sicurezza del territorio strategico con i soldati, anche insieme agli stessi Usa. Con i fatti, non con i proclami.


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