La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, parlando al Parlamento europeo, ha tirato fuori un’altra delle sue soluzioni tafazziane. “Dobbiamo continuare a far aumentare il costo della guerra per la Russia. Per questo motivo erogheremo oggi quasi 6 miliardi di euro per l’Ucraina”, ha sentenziato Ursula, aggiungendo di accogliere con favore l’impegno del Consiglio europeo a coprire il fabbisogno finanziario di Kiev per i prossimi due anni. Un capolavoro in tutti i sensi se si considera che il Paese di Volodymyr Zelensky è dilaniato dalla corruzione e in evidente difficoltà sul campo di battaglia.
Il premier ungherese Viktor Orban ha sintetizzato alla sua maniera quanto sta accadendo con parole pesanti come pietre: “L’illusione dorata dell’Ucraina si sta sgretolando. È stata smascherata una rete mafiosa di guerra con innumerevoli legami con il presidente Volodymyr Zelensky”. Un dettaglio che evidentemente non conta troppo per Bruxelles, a giudicare dall’intenzione di sperperare un’altra montagna di soldi dei contribuenti europei.
I guai di Zelensky, la cecità dell’Europa
Se Zelensky annaspa, l’Ue non se la passa certo meglio. Nessun passo avanti si è registrato nell’Ecofin sul progetto del prestito Ue all’Ucraina basato sui beni congelati alla Russia. La ministra danese all’Economia Stephanie Lose in conferenza stampa al termine della riunione, ha riferito che c’è stata una “discussione sul sostegno dell’Ue all’Ucraina e uno scambio di opinioni e opzioni per il sostegno, inclusa la proposta della Commissione sul prestito di riparazione basato sui beni russi immobilizzati”. Un giro di parole per ammettere che si è ancora fermi al punto di partenza.
Lo scandalo tangenti
In Ucraina è tempo di rese dei conti. “Durante una guerra su vasta scala, quando il nemico distrugge il nostro sistema energetico ogni giorno e la nostra gente vive sotto costanti interruzioni, qualsiasi forma di corruzione è assolutamente inaccettabile”, ha affermato la premier ucraina Yulia Svyrydenko con un post su X. La premier ha spiegato che, dopo aver licenziato due ministri e imposto sanzioni individuali alle persone presumibilmente coinvolte nel sistema di tangenti indagato dalle autorità, ora ordinerà audit approfonditi delle aziende statali, comprese quelle del settore energetico, per escludere ulteriori irregolarità.
La guerra continua in Ucraina
Al fronte la battaglia infuria. I combattimenti più violenti si stanno registrando nell’area di sette città nelle regioni di Donetsk, Kharkiv e Zaporizhzhia: Kupyansk, Lyman, Siversk, Kostyantynivka, Pokrovsk, Myrnograd e Hulyaipol. A renderlo noto è stato il comandante in capo delle forze armate ucraine Oleksandr Syrsky su Telegram.
L’intervista della discordia a Lavrov
La soluzione negoziale è congelata, anche se il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov in un’intervista al Corriere della Sera che il giornale, secondo la Tass, “ha rifiutato di pubblicare” ha assicurato che “Mosca resta impegnata a organizzare un vertice russo-americano a Budapest”. Il capo della diplomazia russa ha osservato che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ricevuto “rapporti dietro le quinte”, dopodiché il summit è stato annullato. Lavrov ha fatto sapere che la Russia sarà aperta al dialogo con l’Europa una volta terminata la sua “frenesia russofoba”.
Il monito di Parolin
Ad avere le idee chiare negli ultimi tempi è ancora una volta la Chiesa. Il presidente della Conferenza episcopale italiana, cardinale Matteo Zuppi, intervenendo al panel “Sindaci costruttori di pace” nel corso dell’Assemblea di Anci a Bologna, ha pronunciato parole che dovrebbero risuonare in molte capitali, europee e non. “La logica della forza è pericolosissima, perché la forza produce forza. Tra difesa e riarmo c’è una grande differenza, concetti che vanno distinti”, ha dichiarato Zuppi.
“Così come mi disse il generale Graziano, la difesa o è europea o non serve quasi a niente, perché soltanto la difesa europea può garantire anche una certa efficacia – ha proseguito il cardinale – Riarmarsi è sempre pericoloso, mi auguro che l’Europa risponda a quel cumulo di umanità che c’è e che svolga la funzione di dialogo proprio per sfuggire alla logica della forza. Se c’è quella del diritto, forse si può immaginare un futuro di pace”. Una prospettiva che non piace ai signori con l’elmetto.