I knife-crimes e la risposta dello Stato
Nel Regno Unito i delitti sono classificati anche in base allo strumento di offesa utilizzato per perpetrarli e sono particolarmente drammatici gli innumerevoli casi di knife-crimes vale a dire i crimini realizzati avvalendosi di coltelli e armi da taglio.
Tutti sanno quanto l’emergenza dei knife-crimes sia grave anche da noi in Italia. Da nord a sud non c’è giorno in cui la cronaca non deve constatare il verificarsi di un ferimento o una uccisione con un coltello.
Sembra ormai che parte rilevante della popolazione, compresi i minori, possa ritenere legittimo portarsi un coltello quando esce di casa, per difesa senz’altro, ma troppe sono in realtà le offese e i crimini, molto spesso contro donne indifese e frequentemente si tratta di delitti covati dentro le mura domestiche.
Altre volte invece sono agguati talvolta senza motivo o per futili motivi o per misere rapine, ai danni di passanti, donne o ragazzi.
Per non parlare delle risse, sempre più frequenti e dalle conseguenze sempre più drammatiche. Il parlamento ha approvato da poco il c.d. pacchetto sicurezza – legge 24 aprile 2026, n. 54, di conversione del decreto legge n. 23 del 2026, recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica e altro. Il provvedimento rafforza il contrasto al porto abusivo di armi e strumenti da taglio, amplia gli strumenti di prevenzione contro la violenza giovanile e ridefinisce le misure di sicurezza urbana, tra cui le zone a vigilanza rafforzata.
L’articolo 1, come risultante dal testo approvato dal Senato, inasprisce le sanzioni per il porto di lame superiori a 8 cm, nonché di strumenti dotati di lama pieghevole, di lunghezza pari o superiore a cinque centimetri, a un solo taglio e con punta acuta, muniti di meccanismo di blocco della lama ovvero apribili con una sola mano e assimila particolari strumenti (es. coltelli a scatto o “a farfalla”) alle armi senza licenza, introducendo sanzioni amministrative accessorie.
L’incremento di pena opera anche nel caso di porto di armi od oggetti atti ad offendere senza licenza all’interno dei convogli e dei mezzi adibiti al trasporto di passeggeri. Si prevede, poi, una sanzione pecuniaria per i soggetti che esercitano la responsabilità genitoriale nell’ipotesi in cui un minore di anni diciotto commetta uno dei reati in materia di porto abusivo di armi o strumenti atti ad offendere. Si dispone, infine, un divieto di vendita o cessione in qualsiasi modo ai minori, di strumenti da punta o da taglio atti ad offendere.
Si tratterà di una risposta adeguata? È ancora presto per dirlo. Il fenomeno dei ferimenti e delle uccisioni con i coltelli sembra senza freni e non pare ci siano misure davvero efficaci se non un rafforzamento delle dotazioni delle forze dell’ordine.
In particolare non si riesce ad arginare il dramma delle bande etniche giovanili. Le attività criminali di questo genere di bande sono in enorme crescita e suscitano ormai ingestibili problemi di vivibilità delle nostre città e di sicurezza urbana.
Alcuni provengono dal sub-continente indiano (Bangladesh, Pakistan, Sri-Lanka) molti dal nord e dal centro dell’Africa (Marocco prima di tutti) e hanno in comune il fatto di aggregare cittadini italiani e stranieri accomunati dall’appartenenza ad un certo gruppo etnico. Siamo tutti potenziali bersagli e l’importante è stato dare un segnale.
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