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Ambiente

Il buco dell’ozono sopra l’Antartide si restringe

di Priscilla Rucco -


Trent’anni di impegno globale portano frutti concreti: il 2025 registra uno dei dati più incoraggianti di sempre.

C’è una buona notizia che arriva dal Polo Sud, un luogo remoto e inospitale dove però si combatte una delle battaglie più importanti per il futuro del pianeta. Il buco dell’ozono sopra l’Antartide, quel fenomeno che per decenni ha allarmato scienziati e ambientalisti, sta continuando la sua lenta ma costante guarigione. I dati del 2025 confermano la tendenza che ci fa ben sperare.

Un 2025 da ricordare

Secondo le rilevazioni congiunte della Nasa e della Noaa, l’agenzia americana per gli oceani e l’atmosfera, il buco dell’ozono nel 2025 si è classificato come il quinto più piccolo dal 1992, anno in cui il Protocollo di Montreal ha iniziato a produrre effetti tangibili. Durante il picco della stagione di deplezione dell’ozono, tra il 7 settembre e il 13 ottobre, l’estensione media del buco è stata di circa 18,71 milioni di chilometri quadrati – poco più del doppio dell’intera superficie degli Stati Uniti continentali -.
Inoltre quest’anno il buco si è chiuso il 1° dicembre, quasi tre settimane prima della media dell’ultimo decennio, segnando la sigillatura più precoce dal 2019. Il picco massimo, raggiunto il 9 settembre, ha toccato 22,86 milioni di chilometri quadrati, ben il 30% in meno rispetto al record negativo del 2006.

Il buco dell’ozono: la chimica dell’atmosfera cambia

La storia del buco dell’ozono è anche la narrazione di come l’umanità possa concretamene collaborare quando riconosce un pericolo comune. Negli anni ’70 e ‘80, composti chimici come i clorofluorocarburi (Cfc) – venivano usati ovunque, dai frigoriferi ai condizionatori, dalle bombolette spray alle schiume isolanti – salivano fino alla stratosfera. Lì, tra i 10 e i 50 chilometri d’altezza, la radiazione ultravioletta del sole li spezzava, liberando cloro e bromo. Questi elementi innescavano poi reazioni a catena capaci di distruggere migliaia di molecole di ozono ciascuno.

Lo strato di ozono è il nostro “scudo invisibile” contro i raggi ultravioletti più dannosi del sole. Senza di esso, aumentano drasticamente i casi di cancro alla pelle, le cataratte, i danni alle colture e agli ecosistemi marini.

Stephen Montzka, scienziato senior del Global Monitoring Laboratory della Noaa, spiega: Dal picco intorno all’anno 2000, i livelli di sostanze che distruggono l’ozono nella stratosfera antartica sono diminuiti di circa un terzo rispetto ai livelli pre-buco dell’ozono”.

Il Protocollo di Montreal

Il merito di questo traguardo va al Protocollo di Montreal, firmato nel 1987 e considerato il trattato ambientale di maggior successo della storia. È l’unico accordo internazionale ad aver raggiunto la ratifica universale. I paesi di tutto il mondo si impegnarono a eliminare gradualmente i Cfc e altre sostanze dannose, sostituendole con alternative più sicure. L’obiettivo fu raggiunto entro il 2010.

Ma questi composti chimici sono persistenti. Il cloro e il bromo possono rimanere nell’atmosfera per decenni, persino secoli. Ecco perché la guarigione è lenta. Le ultime valutazioni scientifiche del 2022 prevedono che lo strato di ozono tornerà ai livelli del 1980 -prima della comparsa del buco – intorno al 2066 sull’Antartide, al 2045 sull’Artico e al 2040 per il resto del mondo.

I fattori meteorologici e la variabilità costante

Non tutti gli anni, però, sono uguali. Le dimensioni del buco dell’ozono variano anche in base a fattori meteorologici: temperature della stratosfera, correnti ventose e la forza del vortice polare, quella spirale di venti che isola l’Antartide durante l’inverno australe. Nel 2025, un vortice polare più debole del normale ad agosto ha contribuito a mantenere temperature superiori alla media, favorendo un buco più piccolo.

Una lezione per il domani

Mentre continuiamo a monitorare lo strato di ozono con satelliti, strumenti a terra e palloni sonda lanciati dalla Stazione del Polo Sud Amundsen-Scott, possiamo guardare al cielo con un po’ più di fiducia. Sopra le nostre teste, a decine di chilometri d’altezza, invisibile ma vitale, lo scudo dell’ozono si sta ricucendo. Un millimetro alla volta.


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