Politica

Il caso Phica: lo Stato ha le armi spuntate

Informativa della Polizia Postale alla Procura. Intanto, lo Stato e le istituzioni competenti.......

di Angelo Vitale -

La Polizia ha arrestato un medico torinese di 40 anni indagato per produzione di contenuti multimediali realizzati mediante sfruttamento di minori e detenzione di ingente quantitativo di materiale pedopornografico scaricato in rete. Le contestazioni dell'Autorità Giudiziaria arrivano al termine di una indagine, durata più di 2 anni, curata dal Cncpo (Centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia online) del Servizio Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica, che ha ricostruito le azioni compiute dell'indagato nell'arco di ben 12 anni all'interno delle comunità pedofile attive nel Dark Web, ambienti in cui l'arrestato era particolarmente attivo. E' anche emerso che il quarantenne aveva stretto legami con altre persone interessate allo scambio di materiale pedopornografico, oltre che nel Darkweb, anche in ambienti di chat peer to peer. Tra i contatti del medico c'era anche un sacerdote della provincia di Brescia, arrestato dagli investigatori della Polizia Postale lo scorso maggio, con il quale aveva ideato la creazione di un gruppo a sfondo pedopornografico esclusivamente italiano. 2 agosrto 2025. ANSA/Polizia + UFFICIO STAMPA, PRESS OFFICE, HANDOUT PHOTO, NO SALES, EDITORIAL USE ONLY + NPK


Il caso Phica non è archiviato con la chiusura del forum hard decisa dai loro gestori con una manovra che ieri anche altri media – L’identità lo ha fatto subito – hanno cominciato a definire indirizzata a tentare di allontanare la morsa delle istituzioni da una piattaforma milionaria.

Il caso Phica non è chiuso

C’è una informativa inviata dalla Polizia Postale alla Procura di Roma che riguarda la pubblicazione non autorizzata di foto rubate a donne, anche quelle del mondo della politica, del giornalismo e dello spettacolo, su siti sessisti. Contiene i dettagli delle indagini iniziali avviate per risalire ai gestori delle piattaforme incriminate e per identificare gli autori dei commenti sessisti e offensivi pubblicati sul web.

A seguito della mole di denunce presentate in tutta Italia, è stata fatta una prima comunicazione alla Procura per l’apertura di un fascicolo, con possibili estensioni anche ad altre Procure. L’informativa comprende anche i dati e le evidenze raccolte dalla Polizia Postale che riguardano la diffusione delle immagini senza consenso e la natura illecita dei contenuti, ponendo le basi per azioni giudiziarie contro i responsabili e prevedendo un monitoraggio continuo delle piattaforme e uno scambio di informazioni con la Procura per coordinare gli interventi legali.

In più, l’informativa si concentra sulle modalità di tutela delle persone offese, indicando la possibilità di presentare denuncia o querela, e fornisce informazioni sulle procedure legali e i diritti delle vittime, inclusi i tempi di presentazione delle querela e le misure di protezione previste dalla legge, come il divieto di avvicinamento per gli autori di reato.

Lo Stato ha le armi spuntate

Un primo dossier per consentire alla Procura di procedere con le indagini. Che, nessuno fa promesse di senso contrario, saranno lunghe, articolate e sicuramente ostacolate da lacci e norme di altri Stati.

Non una previsione banalmente pessimistica, a leggere quanto da più parti viene diffuso sulla struttura a “scatole cinesi” dietro le quali, come avviene per i siti dello streaming illegale, si nasconde la proprietà reale della piattaforma. Ancor più complesse e sicuramente ostiche saranno le singole indagini sugli autori reali che si nascondono dietro offese e insulti venati dal sessismo che da settimane, a migliaia, vengono denunciati dalle donne che hanno scelto anche di agire, oltre che denunciare all’opinione pubblica la violenza digitale di cui sono state vittime.

Continua infine ad emergere, da più parti, lo stato generalizzato di attuale impossibilità all’azione della “stretta” finora mancata sul web che genera odio da parte della politica e delle istituzioni competenti agli interventi che tutti auspicano. Una per tutti, la ministra della Famiglia Eugenia Roccella promette sì un impegno per l’inversione di rotta su quanto arrivato al “disonore delle cronache” per poi auspicare il pure necessario lavoro di formazione “per far sì che la Rete come luogo di libertà non si trasformi in un luogo di sopraffazione e mancanza di rispetto”.

Ancor più emblematiche le parole del vertice Agcom, Massimiliano Capitanio, che promette di portare la questione in Europa. Quell’Europa che proprio l’Agcom ha in qualche modo bacchettato recentemente a causa della sua piattaforma Piracy Shield che non “funziona” contro lo streaming illegale.


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