IN GIUSTIZIA – W l’Italia, quella del 12 dicembre e non solo!
Il 12 dicembre e la questione dell’ingiustizia storica italiana
Come ogni periodo intorno al 12 dicembre ci si chiede cosa effettivamente sia successo in Italia, durante un certo periodo della nostra storia, che tanto c’è costato e tanto ci costerà e soprattutto, perché? Non che i fatti siano chiari, tutt’altro, ma poiché questa è una rubrica sull’ingiustizia piuttosto che sulla storia, si cercherà, in questa occasione, come in tutte le altre, di trovare le ragioni storiche e non solo di tanta ingiustizia, oltreché di violenza politica, così feroce e fratricida e di tante menzogne. A parere di chi scrive il motivo principale è che ogni tentativo di narrazione sincera e veritiera è sempre stato soffocato da un malvagio tsunami di falsità e propaganda, come nel caso della guerra civile che ha insanguinato l’Italia tra il 1943 e il 1945 e oltre.
Una guerra civile evitabile e il peso del Nord Italia
Una quantità infinita di vittime e di sangue che si poteva evitare con una certa facilità se solo lo si fosse voluto. E invece è stata voluta e accettata proprio quella strage, che tante ingiustizie ha lasciato dentro la pelle degli italiani e tanto rancore. E il prezzo di gran lunga più doloroso è stato pagato al nord dell’Italia, dove lo scontro non è stato solo con gli invasori, bensì di italiani contro altri italiani e, per ciò solo, a costo doppio! Ancora più in particolare, nella Venezia Giulia, dove era stato speso il successo al termine della grande guerra, anche quello molto doloroso, dopo la disfatta di Caporetto e il successivo trionfo di Vittorio Veneto.
A proposito di quest’ultima battaglia, la terza sul Piave, forse non tutti sanno che il 4 novembre si festeggia la fine dell’Impero austro-ungarico e la vittoria dell’Italia nel primo conflitto mondiale, oltre le Forze Armate in quanto tali. Ed è per questo, per una sorta di rivincita slava, che la sconfitta è stata più tragica all’epilogo del secondo conflitto mondiale e più cruento è stato lo scontro fratricida. E infatti il fronte orientale è sempre stato quello decisivo per l’Italia, anche perché il potere, finché è stato mantenuto e cioè fino alle guerre napoleoniche, della Serenissima Repubblica di San Marco, è sempre stato molto più vigoroso e predatorio di quello degli altri stati italiani preunitari e dunque più avversato e combattuto.
Fascismo, bolscevismo e la lotta per il potere
Ma il punto è: chi ha concesso questa rivincita? Alla fine del primo conflitto abbiamo avuto il fascismo è vero, ma l’unica alternativa sarebbe stata la rivoluzione bolscevica, vista che nessuna forza liberale era in grado di reggere l’urto della rivoluzione russa del 1917 e nessun regnante di casa Savoia era pronto a correre il rischio di immolarsi per un regime liberale, democratico e quindi, ormai, almeno tendenzialmente, repubblicano. La fine del fascismo nella mente di Palmiro Togliatti era la forma bolscevica di acquisizione del potere e la lotta partigiana in Jugoslavia, che durava fin dagli anni ’30 del ventesimo secolo, era l’unica forma di lotta politica che Stalin pretendeva dallo statista italiano (sic!) con passaporto russo.
E finché Stalin e Tito andavano d’accordo, anche Togliatti era parte integrante della loro strategia ai danni di tutta l’Italia rappresentata da tutti quei partigiani, antifascisti, antitedeschi e antibolscevichi, che in sostanza si potevano e si possono definire “patrioti” il cui riferimento, soprattutto nella Venezia Giulia, era la “Decima Flottiglia Mas”.
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