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Il dilemma della spesa farmaceutica: “Non è fuori controllo”

L'Aifa incontra le Regioni, le associazioni di categoria fanno i conti

di Cristiana Flaminio -


La spesa farmaceutica diventa un dilemma. È (davvero) fuori controllo come dice l’Aifa o non lo è come, invece, giura Farmindustria? Il tema non è certo peregrino perché la spesa in medicinali sostenuta dal sistema sanitario nazionale rappresenta una voce di bilancio a dir poco corposa per le casse pubbliche. E, contestualmente, è pur sempre una fonte di entrate a dir poco rilevantissima per l’intero comparto. In mezzo, però, c’è (più o meno) di tutto. C’è, per esempio, un Paese che invecchia. E che, invecchiando, ha sempre più bisogno di pillole, unguenti, sciroppi e medicinali. C’è, poi, la questione degli antibiotici e lo spauracchio che i batteri, di punto in bianco, siano diventati più forti. Anzi, “farmacoresistenti”. Ma c’è pure un altro tema, che come al solito, è ancora più rilevante di tutti. Quello delle catene del valore, o se preferite della supply chain. Controllate, ça va sans dire, dalla Cina. Insomma, si dovrebbe iniziare a tirare la cinghia per evitare di spendere troppo e di foraggiare quella che una volta era la “fabbrica del mondo”, il posto fantastico per delocalizzare e ritrovarsi sul mercato (e ciò valeva per tutti o quasi i comparti industriali), e che oggi è considerato un rivale economico dell’Europa e, più in generale, dell’Occidente.

Spesa farmaceutica, Aifa incontra le Regioni

L’Aifa, nei giorni scorsi, ha lanciato l’allarme. Spendiamo troppo. E ha avviato diversi studi, pubblicato analisi, chiesto aiuto. In primo luogo alle Regioni. Il presidente Aifa Roberto Nisticò è sfilato in audizione, nei giorni scorsi, alla Commissione Salute della Conferenza Stato-Regioni. Alla fine, a fronte di un confronto all’insegna della “ampia disponibilità alla collaborazione reciproca”, ci si è accordati su alcuni punti focali. Il primo riguarda il programma annuale dell’Agenzia che, finalmente, dovrà essere sottoposto ad approvazione delle Regioni dopo che per due anni questo punto è passato bellamente in cavalleria. Il secondo afferisce al prontuario farmaceutico nazionale, alla necessità di rimetterci mano e a dargli efficacia a iniziare dal 1° gennaio di ogni anno. Last but not least, l’inserimento di quattro tecnici “regionali” al tavolo tecnico Aifa per le note che servirà “a migliorare le decisioni regolatorie, evitando vuoti normativi da un lato e un aumento incontrollato della spesa connessa a prestazioni inappropriate, dall’altro”.

La versione di Gemmato e quella di Federfarma

Nel dibattito, poi, si è inserito pure il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato. Che, alla Gazzetta del Mezzogiorno, ha smontato le ricostruzioni di chi riteneva che la modifica della distribuzione dei farmaci abbia contribuito a spedire in orbita la spesa pubblica farmaceutica: “Mon c’è un aumento di spesa, questi fondi erano già computati nella distribuzione diretta operata dalle Asl; oggi vengono semplicemente spostati nel capitolo di spesa della distribuzione in farmacia, soldi che lo Stato spendeva già in passato”. Una ricostruzione, questa, che è avvalorata dall’analisi di Federfarma: “L’impatto della nuova remunerazione sulla spesa farmaceutica è stato previsto dal Legislatore, esattamente quantificato dall’Agenzia per il farmaco e certificato dalla Ragioneria Generale dello Stato nei limiti delle previsioni di bilancio: non si è verificato infatti alcuno sforamento del tetto della spesa farmaceutica convenzionata”.

Il ragionamento di Farmindustria

E quindi è toccato a Farmindustria dire la sua: “Non c’è una spesa farmaceutica fuori controllo”. Il presidente Marcello Cattani ha aggiunto: “La spesa farmaceutica non può che crescere, e questo per l’invecchiamento progressivo della popolazione e l’impatto delle comorbidità, ma anche per la corsa dell’innovazione, che ha un valore diverso e di cui occorre tenere conto”. Detto ciò, Cattani sottolinea: “Però questo non vuol dire che la spesa farmaceutica sia fuori controllo. Oggi il mondo va a una velocità diversa da quella del 2023 e del 2024, se consideriamo le dinamiche che guidano la localizzazione degli investimenti”.  Quindi i conti vanno fatti ma occorre, per Cattani, tenere presenti i “risparmi che riguardano la spesa farmaceutica territoriale, che si stanno gestendo con spostamenti di classe per avvicinare tanti farmaci al cittadino e che dall’altra parte consentono di ottimizzare le risorse da destinare all’investimento in innovazione”.


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