L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Attualità

Il pezzotto è una truffa: quanto ci costa la pirateria

di Maria Graziosi -


Il pezzotto è una truffa. Nel senso che chi frequenta i siti pirata rischia di finire triturato nelle maglie di ogni genere di cybercriminale. Dai dati rubati fino alle vere e proprie truffe digitali, il campionario dei rischi è tanto ampio e ricco da costare fino a 1.200 euro per “vittima”. Una cifra che è già rilevante di per sé. Ma che sale ancora, ancorandosi ai 1.500 euro annui a testa, per gli italiani tra i 45 e i 60 anni.

Il pezzotto è una truffa: i dati I-Com

Non si tratta di numeri a caso, bensì dei dati di una ricerca I-Com che ieri è stata presentata alla Camera dei Deputati alla presenza Ylenja Lucaselli, membro della Commissione Bilancio della Camera, di Alberto Barachini, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Informazione e all’Editoria, del Commissario Agcom Massimiliano Capitanio e di Ivano Gabrielli, Direttore del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni. A presentare lo studio il presidente I-Com Stefano da Empoli. Che ha spiegato come, in Italia, il danno economico causato all’Italia sia lievitato del 14,5% in appena tre anni. Passando dagli 1,24 miliardi del 2022 a poco meno di un miliardo e mezzo (1,42 per la precisione) nel 2024. I danni del pezzotto sono incalcolabili.

Il triplice attacco della pirateria

Da un lato, infatti, impoveriscono l’industria culturale e, più in generale, il comparto mediatico assottigliando ancora di più i margini di guadagno. Dall’altro si mettono a rischio migliaia di posti di lavoro: per I-Com, a causa della pirateria digitale, da qui al 2030 rischiamo di perderne fino a 30mila. Nel 2025, già 3.400 persone hanno perduto l’impiego (anche) per colpa della pirateria. C’è, poi, l’ultima minaccia. Frequentare i siti pezzotto espone a un rischio di truffa superiore del 76% rispetto a quello corso dagli utenti che non lo fanno. Le piattaforme pirata rubano i dati, li rivendono sul darknet. Sono fin troppo spesso vettore di infezioni, malware e virus di sorta. Numeri e informazioni consentono ai criminali di arrivare a chiederci denaro, inserendoci tra i destinatari delle mail truffa che, ogni anno, mietono decine e decine di vittime.

Un cambio di paradigma

Eccolo, dunque, il “prezzo nascosto” della pirateria a cui s’intitolava, insieme alla ricerca, pure l’incontro di ieri a Montecitorio. Che fare? Secondo il sottosegretario all’Editoria Alberto Barachini è necessario un salto culturale. “Il web è stato considerato per molto tempo un mondo accessibile e gratuito, i contenuti hanno perso il valore, questo ha fatto sì che il reato di pirateria non venga percepito come reato”, ha affermato Barachini citando quello che, fino a pochi anni fa, era addirittura una delle “bandiere” di Big Tech: “La pirateria è una ladra di futuro soprattutto per chi vuole accedere a un lavoro di creatività. Molti settori hanno perso il valore economico”.


Torna alle notizie in home