Il test del “finto cliente”: tre dipendenti Pam licenziati
i sindacati contestano le ispezioni accusando l'azienda di una strategia utile a favorire il precariato
Tre dipendenti della catena di supermercati Pam tra Siena e Livorno sono stati licenziati dopo aver fallito il cosiddetto “test del finto cliente”.
Il test del finto cliente
Gli ispettori dell’azienda fingono di essere clienti e nascondono articoli nel carrello. Chi non rileva il furto viene sottoposto a contestazioni disciplinari che possono portare al licenziamento.
Il caso è esploso a Siena con Fabio Giomi, dipendente storico e delegato sindacale, licenziato dopo che un test con finti clienti ha evidenziato una mancanza di piccoli prodotti nascosti tra gli acquisti.
La protesta dei sindacati
A Livorno, altri due dipendenti con oltre vent’anni di anzianità hanno subito licenziamenti simili, denunciati come ingiusti e vessatori dai sindacati. Questi sostengono che il sistema serve a mettere pressione sui lavoratori storici per sostituirli con personale precario. Con l’uso di contestazioni disciplinari superficiali e provocazioni studiate per giustificare i licenziamenti.
I sindacati Filcams Cgil e Uiltucs Toscana denunciano la trappola come un atto unilaterale dell’azienda che mette in difficoltà i lavoratori. I quali, peraltro, non sono poliziotti, non suscettibili di essere ritenuti responsabili per furti nascosti da terzi. Questo sistema ha generato ansia e preoccupazione nei dipendenti coinvolti e nelle loro famiglie. il caso dei dipendenti Pam licenziati continuerà a far sicuramente discutere, con il dibattito incentrato sulla legalità del “test del finto cliente”.
La pratica sperimentata all’estero
Il “test del finto cliente” non è esclusiva di Pam. Altri supermercati in Italia usano metodi simili per controllare l’attenzione e la correttezza dei cassieri.
La pratica è nata all’estero, principalmente nei Paesi anglosassoni come Stati Uniti e Regno Unito, negli anni ’70 e ’80. È stata poi sviluppata come strumento di marketing e controllo qualità per valutare in modo anonimo il servizio al cliente, la correttezza dei processi e il comportamento del personale in vari settori commerciali. Talvolta, utilizzata anche con chiamate “finte” ai call center del Servizio Clienti per verificare garbo, cordialità, pazienza ed efficienza del riscontro ai reclami.
Da lì si è diffusa in Europa e in Italia, evolvendosi anche nel contesto della grande distribuzione e supermercati. Nei Paesi con legislazioni più protettive verso i lavoratori, spesso regolamentata o contestata aspramente.
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