IN LIBRERIA – L’ultimo segreto: il ritorno del “solito” Dan Brown
Con Dan Brown torna anche il suo eroe più celebre, Robert Langdon, protagonista de L’ultimo segreto. Dopo sette anni di silenzio editoriale, lo scrittore americano ripropone la formula che lo ha reso un fenomeno globale fin dai tempi di Il codice da Vinci: thriller serrato, enigmi simbolici, scienza di frontiera e complotti internazionali.
Tutto inizia a Praga: Langdon accompagna Katherine Solomon, scienziata noetica e sua compagna, invitata a presentare un saggio destinato – nelle intenzioni – a rivoluzionare il modo in cui concepiamo la mente e il suo potenziale. Ma dopo poche pagine la donna scompare. Inizia così una corsa contro il tempo tra castelli, cattedrali, società occulte e un misterioso manoscritto che qualcuno vuole distruggere a ogni costo. Sullo sfondo si agitano temi contemporanei: il rapporto tra coscienza e tecnologia, le derive dell’intelligenza artificiale e l’eterna tensione tra scienza e religione.
Il ritmo è quello tipico di Brown: capitoli brevi, cliffhanger continui, un arco narrativo concentrato in meno di ventiquattro ore. Langdon decifra simboli, attraversa l’Europa, sfugge a nemici mascherati – incluso un antagonista che richiama il mito del Golem – mentre la posta in gioco si fa sempre più alta. L’ultimo segreto non si presenta come una vera e propria novità: conferma pregi e limiti dell’autore. Tra i punti di forza spicca l’ambientazione: Praga è resa con efficacia e diventa quasi un personaggio, Brown sa ancora costruire tensione e mantenere il lettore incollato alla pagina grazie a una struttura narrativa collaudata.
L’ultimo segreto, il solito Dan Brown
ppure è proprio questa fedeltà alla formula a rappresentare il principale limite del romanzo. Chi ha letto i libri precedenti avverte un senso di déjà-vu: l’accademico brillante ma impacciato, la donna geniale in pericolo, l’organizzazione segreta che minaccia l’equilibrio globale. Ma l’ostacolo maggiore, forse, è la misura. Con le sue 675 pagine, il romanzo appare sovradimensionato, con sequenze ridondanti, dilatate da inseguimenti e spiegazioni che rallentano l’azione senza aggiungere reale spessore. Lo stile di Brown rimane funzionale: efficace nel sostenere il ritmo, ma privo di ambizioni letterarie.
Funziona se si cerca intrattenimento puro, come nei suoi bestseller, ma non c’è un’evoluzione stilistica o una maggiore complessità psicologica. Di certo i fan di Brown ritroveranno esattamente ciò che amano, ma se si è lettori in cerca di novità potrebbe sorgere un po’ di insoddisfazione. Brown non cambia strada e non sembra volerlo fare. E forse il suo vero segreto, dopo oltre vent’anni di carriera, è proprio questo: scrivere per chi continua a seguirlo, senza preoccuparsi troppo dei critici.
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