L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Giustizia

“Il giudice non deve solo essere terzo e imparziale, deve anche apparire tale”. Intervista a Pierantonio Zanettin

di Giuseppe Ariola -


“La riforma costituzionale della giustizia, con il referendum, è ormai all’ultimo miglio. Attende il vaglio da parte dei cittadini. Noi cerchiamo di non politicizzarlo. E’ una proposta per la giustizia che vale per tutti, tant’è che a sostegno del Sì non c’è solo il centrodestra, ma anche parte della sinistra. Penso all’ex presidente della Corte Costituzionale ed ex Senatore della sinistra, Barbera, che voterà Sì perché ritiene che la separazione delle carriere e la riforma del Csm riguardino tutti i cittadini. Vogliamo avere un giudice terzo e imparziale. Assolutamente equidistante, da una parte, dall’avvocato difensore e, dall’altra, dal pm, quindi dall’accusa”. A parlare con L’identità è Pierantonio Zanettin, Senatore di Forza Italia che è stato componente laico del Csm dal 2014 al 2018. Avvocato e sincero garantista, l’esponente azzurro insiste sulla necessità di “mettere pubblico ministero e avvocato nella stessa postura di fronte al giudice, così che questo non sia appiattito sulle ragioni del primo, ma abbia quella forza, quell’autonomia per discostarsi ogni qualvolta ritenga di doverlo fare”. Cosa che accadrà in caso di vittoria del Sì al referendum sulla riforma della giustizia.

Tra le critiche alla riforma ce ne sono alcune tra loro discordanti. Da un lato si dice che si crea la figura di una sorta di super poliziotto, dall’altro si sostiene che si vuole assoggettare il pm al governo.

“Dovrebbe essere chi è contrario alla riforma a chiarire quale delle due è la critica più convincente. Come abbiamo detto tante volte e lo ha ribadito anche il ministro Nordio, il pm rimarrà autonomo ed imparziale, non sarà soggetto all’autorità dell’esecutivo e avrà gli stessi trattamenti che ha in tutti gli ordinamenti liberali e dei paesi occidentali”.

Tra i sostenitori del Sì al referendum ci sono le vittime della malagiustizia. Quale è il nesso tra la separazione delle catene e gli errori giudiziari?

“In vista del referendum stanno nascendo tutta una serie di comitati a sostegno del Sì. Forza Italia ne affianca uno in particolare, Cittadini per il Sì presieduto da Francesca Scopelliti, la ex compagna di Enzo Tortora. Questo comitato si caratterizza proprio per la presenza di vittime della malagiustizia, cioè di cittadini che portano la loro esperienza dopo essere stati indagati, arrestati, spesso condannati in primo grado e poi assolti. La loro testimonianza è importante perché, soprattutto nella prima fase dei processi, troppo spesso il giudice si appiattisce sulle posizioni del pm. Noi siamo convinti che la riforma riuscirà a scindere questo rapporto sbagliato e, soprattutto, consentirà al cittadino di sentirsi più tranquillo, perché il giudice non deve essere solo terzo ed imparziale, deve anche apparire terzo e imparziale”.

Un altro aspetto fondamentale della riforma è il sorteggio dei componenti del Csm. L’idea è di ridimensionare il potere delle correnti in magistratura. Perché anche i membri scelti Parlamento saranno sorteggiati non si è optato per lasciarli eletti?

“E’ stata una questione molto dibattuta. Per evitare troppe polemiche e asimmetrie normative si è deciso di adottare lo stesso sistema sia per i componenti togati che per quelli laici del Csm. Perché il sorteggio? Io ho vissuto dall’interno del Csm la stagione Palamara, quella delle combine, del mercimonio delle funzioni e sono convinto che il sorteggio sia l’unico modo per attenuare il peso delle correnti in modo molto significativo. Inoltre, il sorteggio ha un’ampia dignità dal punto di vista istituzionale. Pensiamo alla selezione dei giudici popolari nelle Corti d’assise, a quella dei giudici del Tribunale dei ministri o all’individuazione del collegio in caso di messa in stato di accusa del Presidente della Repubblica. Non c’è nessuno svilimento del ruolo del magistrato nel momento in cui viene selezionato attraverso il sorteggio. E’, invece, una modalità per cercare di attenuare quei legami che tutte le leggi elettorali del Csm che ci sono succedute negli anni avevano la finalità di ridimensionare”.

In caso di successo, il referendum sulla riforma può rappresentare uno spartiacque per mettere mano ad altre criticità relative al settore della giustizia?

“Certo. Una critica che molti dei contrari alla riforma ci rivolgono è che questa non è la panacea, non risolve tutti i problemi della giustizia. E’ chiaro, questa è una norma di sistema, è una norma costituzionale. Poi dovranno essere portate avanti tutta una serie di riforme con le leggi ordinarie. A partire da quelle di attuazione della riforma costituzionale che sono già nel nostro patrimonio culturale. Ne ricordo una di cui io sono il primo firmatario, quella del sequestro degli smartphone, ma ce ne sono mille altre alle quali stiamo lavorando”.


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