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Giustizia

Giustizia: perché votare SI. Intervista all’On. Alberto Gusmeroli

di Anna Tortora -


In vista del referendum del 22 e 23 marzo, l’On. Alberto Gusmeroli spiega le ragioni della riforma: dalla separazione delle carriere al sorteggio per il CSM, l’obiettivo è una giustizia più rapida, imparziale e libera dalle correnti. Un voto nel merito per modernizzare il Paese e restituire fiducia ai cittadini.

Presidente Gusmeroli, perché il referendum del 22 e 23 marzo sulla giustizia è così importante?

Perché rappresenta una vera occasione di modernizzazione del Paese. La magistratura è uno dei pilastri della nostra democrazia e proprio per questo deve funzionare nel modo più efficiente, imparziale e trasparente possibile.
Una giustizia lenta o percepita come poco equilibrata indebolisce la fiducia dei cittadini e danneggia anche l’economia, perché scoraggia investimenti e sviluppo di aziende estere.
Questa riforma va nella direzione giusta: rafforzare l’equilibrio dei poteri, aumentare l’efficienza del sistema e restituire fiducia ai cittadini.
Ed è importante chiarire un punto: questo referendum non è un voto a favore o contro il Governo. Non è una consultazione politica su chi governa il Paese. I cittadini sono chiamati a esprimersi sul merito della riforma della giustizia.
Bisogna quindi valutare i quesiti referendari per quello che sono: strumenti per migliorare il funzionamento della giustizia italiana. E io sono convinto che votare Sì significhi fare un passo avanti in questa direzione.

Il punto più discusso è la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, perché?

Per una ragione molto semplice: chi accusa e chi giudica devono avere percorsi diversi.
Il Pm. rappresenta l’accusa, il giudice deve essere terzo e imparziale. In qualsiasi sistema equilibrato queste due funzioni sono chiaramente distinte.
Uso sempre un esempio molto semplice: in una partita l’arbitro non può essere anche un giocatore.
La separazione delle carriere è la regola nelle principali democrazie occidentali: Germania, Francia, Spagna, Portogallo, Austria, ma anche Stati Uniti, Canada, Giappone e Australia.
La domanda quindi è semplice: vogliamo un sistema più vicino ai modelli delle grandi democrazie occidentali oppure mantenerne uno che nel tempo ha mostrato criticità?

I magistrati contrari alla riforma sostengono che la separazione delle carriere metterebbe a rischio l’autonomia della magistratura.

È una tesi che non condivido.
La riforma non modifica in alcun modo l’indipendenza della magistratura dal potere politico. Quella resta pienamente garantita.

La riforma interviene anche sul Consiglio Superiore della Magistratura e introduce il sorteggio. Perché?

Per affrontare un problema che negli ultimi anni è diventato evidente: l’influenza delle correnti nella magistratura.
Le correnti nascono come associazioni culturali, ma nel tempo hanno assunto un peso molto forte nelle nomine, nelle carriere e negli incarichi direttivi. Questo rischia di trasformare un sistema che dovrebbe basarsi su indipendenza e merito in uno nel quale contano anche logiche di appartenenza.
Il sorteggio serve proprio a ridurre il peso di queste dinamiche correntizie.
Due terzi dei componenti dei nuovi CSM saranno estratti a sorte tra magistrati con i requisiti necessari, mentre un terzo verrà estratto da un elenco di professionisti indicati dal Parlamento, da tutte le forze politiche.
Questo sistema non penalizza i magistrati, anzi: li libera dalla necessità di appartenere a una corrente per poter fare carriera.
In altre parole, rafforza il merito e la professionalità.

Quindi il sorteggio è anche una tutela per i magistrati?

Assolutamente sì.
La grande maggioranza dei magistrati italiani lavora con serietà e dedizione nei tribunali del Paese e non ha alcun interesse a partecipare a dinamiche correntizie.
Il sorteggio consente di valorizzare anche questi magistrati, evitando che le posizioni più importanti siano determinate dall’appartenenza ad una corrente.

Spesso si cita il caso Tortora quando si parla di errori giudiziari. Perché è un esempio così significativo?

Perché è uno degli episodi più drammatici della storia giudiziaria italiana e dimostra quanto sia importante che il sistema abbia strumenti di responsabilità e controllo.
Tortora fu esposto a un processo mediatico devastante, passò mesi in carcere e anni a difendersi da accuse che poi si dimostrarono totalmente infondate.
Alla fine venne assolto con formula piena perché il fatto non sussisteva. Ma la sua vita e la sua salute erano ormai state profondamente segnate da quella vicenda.
Nessuno pagò davvero per quell’errore giudiziario enorme.
Non si tratta di mettere sotto accusa la magistratura nel suo complesso, ma di riconoscere che anche il sistema giudiziario, come tutte le istituzioni, deve avere meccanismi di responsabilità credibili e indipendenti.
È anche per questo che la riforma introduce una Alta Corte disciplinare autonoma, proprio per garantire valutazioni più imparziali sui comportamenti dei magistrati.

Perché e’ importante andare a votare?

Andare a votare è uno dei gesti più semplici ma anche più potenti che abbiamo come cittadini.
Non c’è quorum ogni voto conta.
Partecipare alle elezioni è un atto di libertà e democrazia altissimo, ma anche di rispetto verso chi ha lottato per garantire questo diritto e verso le generazioni future, che erediteranno le scelte fatte oggi.

In conclusione, perché votare Sì?

Perché questa riforma non è contro qualcuno: è a favore di una giustizia migliore.
Una giustizia con ruoli più chiari, meno influenzata dalle correnti, più meritocratica e più credibile.
Quando i cittadini hanno fiducia nella giustizia, si rafforza lo Stato di diritto e si rafforza la democrazia.
Per questo il 22 e 23 marzo invito tutti ad andare a votare guardando al merito dei quesiti referendari.
Votare Sì significa scegliere una giustizia più moderna, più equilibrata e più vicina ai cittadini.

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