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Economia

La battaglia del nucleare merita un governo forte

Non sarà facile e proprio perché ne va del futuro del Paese bisogna che sia sostenuta da un esecutivo rafforzato

di Maria Graziosi -


A Roma si parlava di questioni di governo, per carità: al Kilometro Rosso di Bergamo s’è parlato di nucleare leggero. Che, poi, rappresenta una nuova frontiera per l’energia. Partendo da una soluzione di acqua e sale sarebbe possibile ricavare energia utile per le utenze domestiche. Roba che, a dirla così, parrebbe da fantascienza. E invece, dietro la tecnologia su cui lavora da tempo la startup Prometheus, ci sono i pareri favorevoli di numerosi scienziati e ricercatori. Che sembrano concordi, come riporta il Sole 24 Ore, a ipotizzare che da qui a tre anni le caldaie “nucleari” potrebbero entrare già nelle case degli italiani. Sarebbe, se tutto andasse proprio come gli esperti dicono che andrà, meraviglioso. Ci consentirebbe di schivare il problema energetico, allargare il mix e, soprattutto, ci garantirebbe una soluzione capace di produrre pochi, o zero, rifiuti a emissioni radiattive praticamente nulla. Se non è il Santo Graal, poco ci manca. Il punto non è (solo) la soluzione in sé ma il problema, gigantesco, a cui contribuirebbe a dare una soluzione.

Il governo e la buona battaglia per il nucleare

Che il governo italiano abbia puntato, fin da subito, sul nucleare è cosa nota. Lo è altrettanto che non sia solo Chigi ma tutta l’Europa, e più in generale, il mondo ad aver fiutato nell’atomo una soluzione ottimale ai tanti, troppi, problemi causati dallo sbilanciamento delle fonti verso il fossile. La Cina punta sul nucleare. La Silicon Valley ambisce a farsi le sue centrali. L’Ue, finalmente, ha capito che quella nucleare è un’energia affidabile e pulita e pure la Germania, paladina irriducibile del “no”, ha iniziato a interrogarsi. Si deve, dunque, proseguire su questa strada. Che, però, avrà senza dubbio degli ostacoli da superare. Non tanto economici quanto politici. L’Italia, prima di rimettersi in pista, deve rimuovere i divieti che ben due referendum hanno imposto, e confermato, sull’energia nucleare. Prima sull’onda emozionale di Chernobyl, poi su quella di Fukushima. Non sarà, per nulla, una battaglia facile.

I miti incapacitanti

L’Italia è quel Paese meraviglioso in cui si blocca tutto e si gioisce nel farlo. Dove s’è teorizzato che l’Ilva di Taranto poteva, anzi doveva, essere dismessa per farne un parco giochi. Il mito (incapacitante) del turismo come il “nostro petrolio”. Se preferite, la versione italiana della dolce vita di Angela Merkel: difesa dagli americani, gas dai russi, manodopera a basso costo dai cinesi. Lussi, anzi sogni, che si pagano e che oggi presentano il conto. Il tema dell’energia è quotidiano e costante. Le bollette, delle famiglie e delle imprese. E impatta sul carovita. Non va trascurato. Ma va spiegato. E sarebbe difficile, davvero, farlo per un governo che è appena uscito da una sconfitta referendaria.

La via giapponese

La (buona) battaglia va combattuta al meglio delle proprie forze. Una chance, allora, potrebbe essere per Giorgia Meloni “copiare” ciò che in Giappone ha fatto la sua omologa Sanae Takaishi. Assurta al governo dopo l’ennesima crisi politica, ha subito chiesto il voto. Ottenendo quel plebiscito nelle urne che, oggi, le consente di portare avanti il programma politico, a cominciare dal riarmo, da una posizione di forza. Ecco, prendere la rincorsa potrebbe giovare alla battaglia per l’energia. Perché, mai come oggi, è un tema fondamentale che non si può più eludere né prendere sottogamba: ne va, fuor di retorica, del destino e del futuro (industriale, economico e soprattutto sociale) di un intero Paese. Perciò la battaglia del nucleare merita un governo forte.


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