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Politica

La carta delle elezioni anticipate per reagire subito alla batosta del referendum

di Giuseppe Ariola -


La strada per tutelare l’esperienza di governo in corso passa per elezioni anticipate, così da andare avanti con il favore dei cittadini

Nessuna quiete dopo la tempesta. Tutt’altro, il giorno dopo il terremoto politico causato dal risultato del referendum l’agitazione regna sovrana. La parola d’ordine dalle parti della maggioranza è contenere i danni. Che il referendum si potesse perdere era nel conto. Il problema è che si è perso di tanto, nonostante l’alta affluenza. Oltretutto con una forte partecipazione di giovanissimi. Due fattori che compongono uno scenario non preventivato o quantomeno sottovalutato. È questo il quadro sul cui sfondo inizia a farsi sempre più spazio l’esigenza di difendere l’esperienza di governo in corso. Ma anche il sostegno ancora decisamente alto del quale indiscutibilmente gode ancora la maggioranza. Nelle stanze del governo e dei partiti che ne fanno parte si parla essenzialmente di questo.

Lo spettro della caduta di Renzi

Con la mente che va al più grande errore di Renzi. Sostenere il governo Gentiloni dopo la sconfitta al referendum invece di spingere per le elezioni immediate. Un lasso temporale durante il quale perse il pur forte consenso di cui ancora godeva. Quella del voto anticipato potrebbe quindi essere anche oggi un modo per puntellare l’attuale maggioranza e di andare avanti alla guida del Paese con una prospettiva ben più lunga di quella che resta ormai all’attuale governo. Ovviamente, questo richiederebbe le dimissioni volontarie del governo che non ha alcun obbligo di fare un passo indietro alla luce della bocciatura della riforma della giustizia. Vedersi riconfermata la fiducia degli elettori rafforzerebbe però il centrodestra che è uscito indebolito dalla sfida referendaria. Un modo per recuperare terreno e per farlo subito. Con il favore degli elettori.

L’ipotesi di giocare in contropiede

Inoltre, si eviterebbe un lento e lungo logoramento imposto dagli avversari, ringalluzziti dopo il risultato di lunedì e fiduciosi di poter cavalcare un clima da campagna elettorale per un altro anno. E proprio a guardare il campo dell’opposizione è possibile individuare un ulteriore motivo per tentare la strada delle elezioni anticipate. Non dare loro un vantaggio temporale per organizzarsi. Tanto più che allo stato il campo largo non esiste e quello progressista non ha individuato il proprio leader. Non ancora, almeno. Perché prima o poi Elly Schlein e Giuseppe Conte dovranno necessariamente aprire la partita della leadership. Finché ciò non accadrà e fintanto che le divisioni prevarranno su una strategia realmente unitaria, il quadro politico non può che avvantaggiare il centrodestra che potrebbe giocare in contropiede e sorprendere gli avversari.

L’impreparazione dell’opposizione alle elezioni anticipate

Tanto più che, come sempre accaduto di recente, a compattare il fronte del No nelle sue varie diramazioni, ma soprattutto a livello politico, ancora una volta, non è stata un’idea o una prospettiva comune. Anzi, più di altre volte quello al referendum è stato un voto contro. Ma se mettersi insieme contro una riforma attuata dagli avversari comuni è facile, farlo condividendo programma, visione di Paese e prospettiva di governo è tutt’altra cosa. A maggior ragione se non si ha il tempo di farlo. E ipotizzando il voto anticipato entro l’estate questo tempo non ci sarebbe. A saperlo meglio di tutti sono proprio Pd e 5 Stelle, che non a caso si guardano bene dal chiedere le dimissioni del governo, insistendo per quelle di Delmastro.


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