L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Esteri

La Danimarca e il debito con gli indigeni

di Alberto Filippi -


C’è una Groenlandia che per decenni è rimasta coperta non solo dal ghiaccio, ma dal silenzio. E c’è una Danimarca che, mentre parlava di tutela, civiltà e progresso, avrebbe praticato un colonialismo discreto e feroce, fatto di decisioni calate dall’alto e di corpi trattati come pratiche amministrative. Oggi emergono testimonianze di donne inuit a cui, bambine di dieci o dodici anni, sarebbero state inserite spirali senza spiegazioni, senza consenso, senza scelta. Un gesto che non è medicina: è controllo. Non è prevenzione: è imposizione.

Le conseguenze sono lì, irrimediabili: maternità negate, famiglie mai nate, vite piegate prima ancora di poter scegliere. Non si tratta di errori isolati, ma di un’idea precisa: governare una popolazione riducendone il futuro. Gli indigeni non sono stati sterminati, è vero, ma sono stati gestiti, pianificati, “corretti”. Un colonialismo asettico, da corsia e da ufficio, che non fa rumore come le armi ma lascia cicatrici permanenti. E che oggi presenta il conto.

Per anni tutto questo è rimasto ai margini, complice il gelo mediatico oltre a quello fisico. Lontano dagli occhi, lontano dalle coscienze. Oggi però il ghiaccio si ritira e le storie riaffiorano. E mentre si torna a parlare del futuro dell’isola — di risorse, di rotte, di equilibri strategici — si continua a evitare la domanda più scomoda: chi ha governato finora, come si è comportato?

Prima di discutere di nuovi padroni, di bandiere o di interessi militari, serve un mea culpa chiaro e pubblico. Serve riconoscere che la civiltà non si misura con le dichiarazioni ufficiali, ma con il rispetto dei più deboli. E serve soprattutto ascoltare chi quella terra la abita da sempre.

Perché la Groenlandia non è una casella su una scacchiera globale. È una terra con una memoria lunga, ferita ma viva. E il ghiaccio, quando si scioglie, non dimentica: restituisce tutto. Anche le verità che qualcuno sperava restassero sepolte per sempre.


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