L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Attualità

La destra laica di Giorgia Meloni, tra Democrazia cristiana e democrazie islamiche

di Francesco Da Riva Grechi -


Sembra strano ma non sono pochi, tra gli esponenti della cultura di destra, quelli per intenderci che sanno che c’è stato il periodo dell’arco costituzionale, con la sostanziale esclusione dell’allora Movimento Sociale Italiano dalla vita politica nazionale, gli intellettuali che collocano la radici della “riscossa patriottica” dell’inizio degli anni ’90 del secolo XX°, tra le altre ragioni, nelle esternazioni dirompenti del finale di mandato del Presidente della Repubblica della Democrazia Cristiana, Francesco Cossiga. Scrive per esempio Marco Tarchi, che < Cossiga, mentre rilancia un anticomunismo aggiornato, che mette alla berlina il Pds per i suoi presunti ritardi politico – culturali dopo la caduta dei regimi di “socialismo reale” e non, come da vecchio copione, per le sue origini ideologiche, spezza più di una lancia per il superamento delle pregiudiziali legate alle conseguenze della Seconda guerra mondiale: tema cruciale per un partito segnato dal marchio della catastrofe bellica >. Il genio visionario di Cossiga, prefigurava, prima ancora delle svolte connesse alla discesa in campo di Berlusconi, una destra in anticipo sui temi della politica nazionale. Che sia stato quanto mai profeta lo leggiamo oggi sulle copertine di tutti i giornali internazionali che si occupano di politica a proposito del governo di Giorgia Meloni. Si sa che l’esperienza di Alleanza Nazionale, insieme al Popolo della Libertà, non sopravvissero a Berlusconi, ma si sa ancora di più che l’8 marzo 2013 Giorgia diventa presidente della appena nata Fratelli d’Italia, donna, con meno di quarant’anni. L’identificazione con l’anima della “Generazione Atreju”, festa di Azione Giovani nata nel 1998 e con le affermazioni di Tolkien tipo: < le radici profonde non gelano > conduce l’attuale premier ad una piena rigenerazione della classe dirigente che l’aveva preceduta nell’MSI, e quindi formata, in piena sintonia con la sua generazione, in senso anche di età, che dialogava e costruiva la sua politica del tutto lontana da schemi preordinati, ideologie e preconcetti, nella più pura semplicità, verrebbe da dire e nella più semplice purezza. Il fatto è che alle elezioni politiche del 2022, a coronamento di una crescita costante e potente fin dalla sua fondazione, Fratelli d’Italia si afferma nettamente come il primo partito italiano con oltre il 26% dei voti. E Giorgia diventa premier. La sua fortuna è evidente e, a parere di chi scrive, dovuta anzitutto a se stessa, a quell’anima “underdog” che non potrai mai fare a meno di guardare negli occhi e che alla fine deve vincere. Ma c’è anche una sorta di laicità, che oltre alla cultura politica è dovuta a quella personalità femminile che è molto vicina al comune sentire che facilmente assimila chiese a ideologie e ideologie a violenza. E che oggi si trova ad affrontare la dilagante forza dell’islam che ha assunto quella dimensione totalitaria a suo tempo profetizzata dallo storico Ernst Nolte. È come se la fine della storia non fosse quel gioioso epilogo evocato da Francis Fukuyama, e che invece la crisi dell’occidente possa, con il ritorno alla cultura della guerra, fare una “brutta fine”. Ed è questo il contesto nel quale il messaggio di Giorgia, un po’ materno, un po’ fanciullesco, è destinato a non finire mai.


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