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Esteri

La mossa di Trump: dazi Usa del 25% a chi commercia con l’Iran

L'amministrazione Usa sta valutando pure attacchi militari limitati, operazioni cyber e azioni psicologiche a sostegno dei manifestanti antigovernativi

di Angelo Vitale -


Gli Usa impongono dazi del 25% a chi commercia con l’Iran e Washington non esclude opzioni militari. Intanto, la repressione interna a Teheran continua con centinaia di morti nei cortei antigovernativi. Il presidente Trump ha annunciato la misura su Truth Social, definendola “definitiva e vincolante”. Civili e diplomatici restano in allerta – operativo l’invito a lasciare il Paese-.

Le proteste in Iran entrano nel terzo weekend, repressioni feroci e blocchi delle comunicazioni aggravano la crisi. Tensioni globali in crescita con possibili ritorsioni da parte di Pechino, Nuova Delhi e Ankara. Diplomazia e minacce militari restano in bilico tra negoziati e escalation.

Dazi Usa al 25%: l’ordine esecutivo e le implicazioni commerciali

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato nuovi dazi doganali del 25% su ogni Paese che mantiene rapporti commerciali con la Repubblica Islamica dell’Iran. Misure “efficaci immediatamente” su tutte le transazioni. La decisione è stata resa pubblica tramite un post sul suo social Truth Social, senza allegare un documento ufficiale. Zero dettagli operativi sulla portata, criteri di enforcement o eventuali esenzioni per commercio umanitario o strategico.

Secondo le prime analisi, la misura colpisce indiscriminatamente tutti i partner commerciali di Teheran, comprese grandi economie come Cina, India, Emirati Arabi Uniti, Turchia e Iraq, che rischiano di vedersi i loro beni importati negli Stati Uniti gravati da dazi punitivi se non interrompono i legami economici con l’Iran.

L’annuncio alza la posta dello scontro tra Washington e Teheran e potrebbe innescare tensioni commerciali con alleati degli Usa, costretti a dare la priorità tra l’accesso al mercato statunitense e le relazioni economiche con l’Iran.

La minaccia militare: “opzione sempre aperta”?

Accanto alla stretta economica, fonti di intelligence riferiscono che l’amministrazione Trump sta valutando una serie di possibili risposte per affrontare la crisi iraniana, inclusi attacchi militari limitati, operazioni cyber e azioni psicologiche a sostegno dei manifestanti antigovernativi.

Secondo il liveblog internazionale, il presidente ha ricevuto briefing sugli scenari bellici insieme ad altre opzioni non cinetiche.

La Casa Bianca ha mantenuto un linguaggio ambiguo: pur sottolineando che la diplomazia rimane prioritaria, nel contempo non ha escluso “forze letali” come strumento di pressione qualora la situazione degenerasse ulteriormente.

Teheran ha reagito con avvertimenti severi, dichiarando di essere “preparata alla guerra” se sarà costretta a difendere la propria sovranità contro quelle che definisce “azioni ostili” statunitensi.

Le proteste e la repressione in Iran: il bilancio umano e il clima interno

Nel frattempo, le proteste antigovernative in Iran, nate da profonde frustrazioni economiche e politiche, proseguono nonostante la repressione violenta delle autorità. Fonti indipendenti stimano che la morte di centinaia di manifestanti sia avvenuta dal 28 dicembre scorso, con migliaia di feriti e oltre 10mila arresti, mentre internet continua a essere bandito in molte aree del Paese.

Il regime ha cercato di rispondere mobilitando i suoi sostenitori e cercando di consolidare uno schieramento interno contro quello che definisce “nemico esterno e terrorismo interno”.

La leadership di Teheran ha invitato i diplomatici europei a “verificare” dichiarazioni che mostrano violenza da parte dei manifestanti, mentre fonti di opposizione stimano un bilancio ben più alto di vittime.

Le reazioni internazionali e le prospettive geopolitiche

La mossa dei dazi punitivi americani ha già suscitato forti reazioni da Pechino e Nuova Delhi, che percepiscono gli ostacoli statunitensi come una penalizzazione indiretta delle loro economie. Mosca ha espresso solidarietà alla Repubblica Islamica su questioni di “sicurezza regionale”.

Al contempo, l’Unione Europea ha adottato sanzioni diplomatiche e segnali di supporto per i diritti umani in Iran, ma resta cauta sull’implementazione di misure economiche che possano esacerbare la situazione.

Se la pressione economica permarrà e la repressione proseguirà, lo scenario geopolitico potrebbe evolvere rapidamente verso una nuova e vasta crisi in Medio Oriente, con impatti su forniture energetiche, mercati globali e sicurezza internazionale.


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