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Attualità

La profezia di Giuliano Vassalli

di Redazione -


di ALFREDO VENTURINI

Per quanto l’associazione nazionale magistrati si stia impegnando, è difficile nascondere che il CSM stia attraversando oggi la peggiore crisi dal momento della sua istituzione. Le cronache degli incontri clandestini tra alcuni esponenti politici e taluni magistrati, tra i quali dei componenti del CSM, finalizzati a concordare preventivamente una serie di nomine di competenza di tale organo, non rappresentano soltanto degli specifici episodi di rilevanza penale ed etica; sono vicende idonee a confermare dubbi sul grado di credibilità e legittimazione dell’organo. Allora la si butta in caciara. Si considerano vittime affermando il falso: si vorrebbe minare l’autonomia della magistratura sottoponendola al controllo politico. Mentono sapendo di mentire.

Una forza di opposizione e di governo

I magistrati in Italia sono solo 10.655 (dato di ottobre 2025). La cifra include sia i magistrati con funzioni giudicanti che quelli requirenti (pubblici ministeri), ma la loro capacità di condizionamento tende storicamente sempre più ad allargarsi, anche e soprattutto, attraverso lo strumento del Consiglio Superiore che si oppone ad ogni cambiamento nell’ordinamento giudiziario. Praticamente sono una forza di opposizione e di governo parallelo che esercita un potere infinito “in nome del popolo italiano” che tende a competere nei rapporti con la comunità.

Il calo della fiducia

E’ indubbio che la fiducia nella magistratura ha subito un pesante calo negli ultimi anni. Dalle punte più elevate del 2011, era arrivato al 67%, al punto più basso del 38% nel 2021, come conseguenza dalla vicenda Palamara e dei coinvolgimenti di parte del Csm nello scandalo delle nomine pilotate. Oggi una parte maggioritaria degli italiani pensano che un qualche «inquinamento» politico sia presente nel potere giudiziario.

Non è che la politica goda di maggior considerazione ma quest’ultima quanto meno ha la buona abitudine di sottoporsi al giudizio degli elettori. C’è una sinistra, oggi all’opposizione, che è riuscita a legarsi, attraverso una lunga opera sottile, alla gran parte della magistratura, lo ha fatto anche quand’era al governo: non vuole che esista nessuna gerarchia, nessuna responsabilità, che i magistrati siano indenni da colpe e responsabilità. C’è tuttavia una sinistra diversa, riformista, garantista che da sempre, con coerenza e continuità si batte per una giustizia giusta, per un principio di civiltà giuridica.

Un riformista laico

Giuliano Vassalli, studioso e riformatore del sistema legislativo del Dopoguerra, rappresenta uno dei maggiori giuristi italiani del Novecento. Ha espresso una profonda identificazione, ideale, politica, umana e morale, nell’antifascismo socialista che, come in ogni altra radice, ha rappresentato un patrimonio di valori e di esempi, una carica di intelligenza, di cultura e di generosità, che ancora oggi riescono ad esprimere una suggestione senza uguali per chi voglia esplorare le radici della nostra democrazia repubblicana.

Riformista e laico convinto, fautore dei diritti civili a garanzia della persona, nel 1987, in qualità di ministro di Grazia e Giustizia, presenta un nuovo disegno di legge delega per la riforma del codice di procedura penale che sarà approvato nel 1988 ed entrerà in vigore nel 1989. Non ha mai risparmiato critiche al protagonismo di alcuni giudici e magistrati, mantenendo l’alto profilo del confronto civile e della critica costruttiva. Sulla questione della separazione dei poteri non lascia alcun dubbio nella magistrale interpretazione della Carta Costituzionale.

In Vassalli è saldissima la convinzione che non si possa ritenere nemmeno tendenzialmente accusatorio un sistema processuale che prescinda dalla separazione ordinamentale del giudice dal pubblico ministero. E’ il preludio alla riforma della giustizia per la quale si terrà a breve il referendum.


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