Giorgia Meloni guarda al 2027 e punge le toghe su referendum e sicurezza
Orizzonte 2027, ovvero avanti tutta fino alla scadenza naturale della legislatura. Solo allora nuove elezioni, dopo una riforma che introduca un sistema proporzionale con un premio di maggioranza in grado di assicurare la governabilità. Un meccanismo al quale anche l’opposizione dovrebbe guardare con interesse, perché la stabilità politica non riguarda solo la maggioranza attuale ma qualsiasi coalizione si trovi a governare. Certo, l’ambizione è quella che gli italiani la riconfermino a Palazzo Chigi anche al prossimo giro. Nessuno sguardo rivolto al Quirinale quindi, almeno non per il momento. È questa la rotta tracciata da Giorgia Meloni nel corso del tradizionale appuntamento di inizio anno con i giornalisti. Durante l’incontro con la stampa parlamentare, la premier ha quindi escluso qualsiasi ipotesi di voto anticipato, smentendo indiscrezioni e ricostruzioni – non nuove in realtà – che hanno ripreso a circolare negli ultimi giorni.
Governo avanti fino al 2027
Il governo è unito, la maggioranza è coesa e non c’è quindi alcun pericolo e nessun motivo strategico per anticipare il ritorno alle urne. Neanche in caso di sconfitta al referendum sulla riforma della giustizia che dovrebbe celebrarsi il prossimo 22 e 23 marzo. “Non intendo dimettermi nel caso in cui gli italiani dovessero bocciare la riforma con il referendum”, ha scandito a chiare lettere la premier nel ricordare come la separazione delle carriere dei magistrati fosse uno dei punti del programma elettorale del centrodestra. “Stiamo banalmente mantenendo gli impegni”, ha precisato, con l’obiettivo “che questo governo arrivi alla fine della legislatura, facendo una cosa mai stata possibile per i nostri predecessori, presentarsi al cospetto dei cittadini ed essere giudicati per il complessivo del lavoro”.
L’affondo di Giorgia Meloni contro le toghe
Poi la stoccata all’Anm per lo spot a favore del No al referendum che “fa arrabbiare” perché sostiene il contrario di quello che in realtà fa la riforma. Una campagna che, secondo la premier, delegittima i magistrati perché appaiono privi di argomenti. Senza contare che, secondo Giorgia Meloni, su temi fondamentali come quello della sicurezza non sempre tutti lavorano nella stessa direzione. In “decine di casi” è accaduto che i provvedimenti della magistratura, tra scarcerazioni ed espulsioni annullate, abbiano “reso vano il lavoro delle forze dell’ordine e del Parlamento”, ha incalzato la premier. Infine, l’ammonimento a chiunque ricopre incarichi particolarmente delicati e dal carattere pubblico, toghe comprese, a essere responsabili del proprio operato.
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