Politica

L’effetto Schlein non si vede e il Pd torna al 20%: Bonaccini ora ci crede

di Edoardo Sirignano -

ELLY SCHLEIN SEGRETARIA PD STEFANO BONACCINI POLITICO


di EDOARDO SIRIGNANO

Altro che effetto Schlein. Il Partito Democratico è diviso su tutto e ciò si ripercuote anche nei sondaggi. L’ultima rilevazione elaborata da Youtrend vale più di mille parole. I dem perdono lo 0,2 per cento. Ciò, all’apparenza, non sembra una cifra importante. Basta, però, osservare le statistiche delle ultime settimane per capire come i progressisti, da più di qualche giorno, siano in difficoltà.

L’effetto, dovuto al rinnovo della segreteria, si è esaurito e a pesare sono, ancora una volta, quelle correnti, che dopo le primarie sembravano essere state messe in soffitta. A rischio addirittura quota 20 per cento e ciò non è certamente un segnale confortante, considerando che le europee sono sempre più vicine. Serve trovare una quadra, riempire un’agenda, altrimenti pure il minimo storico raggiunto dalla forza di riferimento nella coalizione progressista potrà diventare un’impresa. Anche il partito della Meloni perde un po’ di terreno, ma stiamo parlando di una forza al governo. Quando fai le riforme, è naturale lasciare qualche scontento per strada, tra l’altro che non esce fuori dal perimetro del centrodestra. Cresce, infatti, la Lega di Matteo Salvini.

Diversa, invece, è la crisi del Nazareno, dove è in corso una vera e propria scissione. Le ultime scelte della compagna Elly non sembrano essere gradite dalla maggioranza dem, che nei fatti non si riconosce nel suo esecutivo. Non bisogna dimenticare, infatti, che Schlein è riuscita a spuntarla grazie ai voti di coloro i quali sono andati ai gazebo, ma non tra i tesserati. La base resta ancora legata a Stefano Bonaccini, che dopo le passerelle post-alluvione nella sua Emilia Rompagna, intende riprendersi lo scettro nazionale. Non a caso, quest’ultimo, dopo una tregua, percependo la debolezza dell’avversario interno, su suggerimento di uno stratega come Romano Prodi, prova a ricompattare le file.

Ciò è un bene per il campo riformista, per quei cattolici che non si ritrovano sulla maternità surrogata, ma non certamente per chi deve tenere unito il gruppo. La sardina è in grosse difficoltà. Oltre a fare la minoranza, deve confrontarsi contro il fuoco quotidiano del governatore campano De Luca e contro i mal di pancia degli uomini vicini a Guerini.
Neanche gli stessi compagni, dopo l’esclusione di Cuperlo, secondo voci di palazzo, sono tanto convinti sulla loro guida. Per gli ultimi rumors, addirittura, Bettini avrebbe avuto più di qualcosa da ridire. Gli unici contenti sono quelli, come Zingaretti, che vogliono approfittare del vuoto, del momento di debolezza, per crearsi un ruolo o meglio ancora una poltrona. Nicolone, il fratello di Montalbano, è più che interessato a uno scranno a Bruxelles.

I riformisti, intanto, studiano la strategia per tornare in campo e non escludono neanche un’alleanza con Carlo Calenda. L’ex titolare del Mise, sempre più solo nel centro, potrebbe sfruttare la sponda del viceré di Modena per risorgere e liberarsi da Matteo.
Quest’ultimo, adesso, sembra essere interessato più a prendersi la destra moderata che una volta apparteneva a Silvio Berlusconi. Dopo aver vinto la sua personale battaglia con la magistratura, il re della Leopolda, nei fatti, si candida come simbolo assoluto del garantismo e non certamente come alleato dell’odiato Movimento.

Renzi, però, può far presa su radicali e liberali, ma non su quei signori eredi dell’Ulivo per cui un’intesa programmatica con Giorgia è davvero una strada impraticabile. Detto ciò, comunque, il giglio è sempre una mina vagante. L’ipotesi, quindi, che rinunci a prendersi la sua ex casa non è mai da escludere, neanche quando i sondaggi non sono favorevoli.
Detto ciò, Schlein deve guardarsi da due fuochi e tenere una guerra su due fronti: da una parte ci sono i centristi e dall’altra i pentastellati di Conte, che intendono recuperare terreno dopo il crollo avuto in seguito alle regionali. Per Youtrend sarebbero intorno al 16 per cento. Ciò ovviamente non significa che sono riusciti a recuperare il terreno perso nei confronti dei dem, ma che comunque rappresentano una minaccia da tenere in considerazione. Conte, d’altronde, parla come un compagno, anche se non lo è, proprio come la Schlein e considerando che alle europee non si può andare insieme ciò non agevola la neo segretaria.

L’erede di Letta, infatti, doveva rappresentare il punto di svolta per la ripresa delle opposizioni. La verità, intanto, è un’altra. Elly, oggi, non si prepara per l’atteso scontro rosa con Giorgia. Deve, piuttosto, lottare per la sopravvivenza. Non a caso per tenere il gruppo unito dovrà candidarsi alle europee in tutta Italia. Neanche una discesa in campo a sorpresa come quella di Zaki potrebbe bastare a salvare una nave che affonda.


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