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Editoriale

L’euro forte ci mostra quanto debole sia l’economia reale dell’Ue

di Adolfo Spezzaferro -


Non siamo degli economisti ma vorremmo chiedere alla Bce come mai, visto che Trump esulta per il dollaro debole, noi dovremmo tenerci l’euro forte. Chi dei due è più matto o più furbo? L’euro che si rafforza fino a toccare la soglia psicologica di 1,20 sul dollaro non è un effetto collaterale inevitabile della Trumpnomics.

È piuttosto la prova provata di quanto i tecnocrati Ue preferiscano l’inazione in una sorta di adorazione fanatica di regole ormai superate dalla realtà. L’eurozona cresce poco, esporta molto e fatica da anni a centrare gli obiettivi di inflazione. Un combinato disposto che sommato a un cambio forte equivale a una stretta silenziosa, imposta senza assumersene la responsabilità politica.

Il cambio non è tra le priorità della Bce e invece è un canale decisivo della politica monetaria: ignorarne gli effetti significa accettare consapevolmente una stretta dell’economia. Mentre Usa e Cina difendono competitività e industria, l’Ue sceglie l’attendismo, ai danni di manifattura, investimenti e occupazione. L’euro forte ci mostra quanto debole sia l’economia reale dell’Ue.


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