Libera Shelly Kittleson: i dettagli dello scambio a Baghdad
Una foto dal profilo Instagram di Shelly Kittleson, la giornalista americana rapita il 31 marzo scorso a Baghdad e liberata oggi
Shelly Kittleson è libera: i dettagli dello scambio e il rilascio a Baghdad. Dopo una settimana di estrema tensione, la giornalista americana, nota anche in Italia per le sue collaborazioni con Il Foglio e l’Ansa, è stata liberata oggi. Era stata prelevata con la forza il 31 marzo scorso nel centro di Baghdad, nei pressi di Saadoun Street, da un commando di uomini armati.
Le modalità della liberazione
Il rilascio è avvenuto a seguito di una serrata trattativa tra il governo iracheno e la potente milizia sciita Kata’ib Hezbollah, che solo al momento della consegna ha rivendicato implicitamente la responsabilità del sequestro.
Lo scambio
Secondo fonti della sicurezza irachena citate dal New York Times, la liberazione della giornalista è avvenuta in cambio della scarcerazione di alcuni miliziani di Kata’ib Hezbollah precedentemente arrestati dalle forze governative.
Le condizioni
In una nota ufficiale, la milizia ha dichiarato di aver rilasciato Kittleson “in segno di apprezzamento per le posizioni patriottiche” del premier iracheno Al-Sudani, ponendo però una condizione tassativa. La giornalista deve lasciare l’Iraq immediatamente.
Il ruolo degli Usa
Nonostante gli avvertimenti preventivi del Dipartimento di Stato sulla pericolosità dell’area, Kittleson aveva deciso di restare per documentare il conflitto. Dopo il rilascio, è stata presa in consegna dalle autorità diplomatiche statunitensi a Baghdad.
Stato della situazione in Iraq
Il rapimento Kittleson ha evidenziato la fragilità estrema della sicurezza nella capitale irachena.
L’impunità delle milizie
Il sequestro avvenne in pieno giorno vicino al Palestine Hotel. Nonostante l’arresto immediato di uno dei sospettati dopo un inseguimento e un incidente d’auto a sud di Baghdad, il governo ha dovuto cedere al ricatto della milizia per garantire l’incolumità della donna.
L’escalation regionale
L’Iraq, attualmente un campo di battaglia indiretto tra gli Stati Uniti e le milizie filo-iraniane. Gli attacchi contro cittadini stranieri, uno strumento di pressione politica per forzare il ritiro definitivo delle truppe americane.
“L’iniziativa non sarà ripetuta in futuro”, ha avvertito Kata’ib Hezbollah nel suo comunicato. Ciò, lasciando intendere nulla la tolleranza verso giornalisti e ricercatori occidentali in aree sotto il loro controllo.
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