L’Iran non è il Venezuela. L’operazione Maduro non è replicabile a Teheran. Le “quinte colonne” di Caracas, che hanno favorito la cattura del presidente, sono sensibili ai richiami di Washington e Miami. I Pasdaran, al contrario, rifiutano certe “sirene” e tutto ciò che rappresentano. Il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica è l’architrave del sistema di potere degli ayatollah.
La resistenza della leadership dell’Iran
Ali Khamenei è la Guida Suprema dell’Iran dal 1989. Da allora incarna la continuità e l’inflessibilità della Repubblica islamica dopo la morte del suo fondatore, Ruhollah Khomeini, emblema dell’anti-occidentalismo americanocentrico. La sua leadership ha resistito alle ondate di protesta del 2009, del 2017-18, del 2019 e del 2022-23. Mobilitazioni originate dal collasso economico e dall’isolamento internazionale, la cui evoluzione in una contestazione contro Khamenei, è rimasta sempre incompiuta. Non solo per l’efficacia della macchina della sicurezza interna, ma per il collante ideologico che tiene uniti larghi strati della popolazione, innescando una repulsione quando le sollecitazioni “esterne” diventano più forti e palesi.
Trump ha alzato il tiro
“Patrioti iraniani, continuate a protestare – occupate le istituzioni!!!”, ha scritto il presidente americano Donald Trump in un post su Truth Social, in cui ha esortato i manifestanti a “salvare i nomi degli assassini e degli abusatori”, che “pagheranno un caro prezzo”.
Il bilancio delle vittime si è trasformato in una guerra a colpi di cifre. Secondo il New York Times, sarebbero 3.000. Il numero includerebbe anche diverse centinaia di membri delle forze di sicurezza. Per “Iran International”, portale controllato dall’opposizione, ammonterebbero a 12mila. Quattro volte in più. Calcoli reali e propaganda, com’è già accaduto in passato, anche in altri teatri, si fondono e si confondono nella comunicazione esterna delle parti in causa.
Graham anticipa le possibili prossime mosse
Gli Stati Uniti non manderebbero “truppe sul terreno”, ma “scatenerebbero l’inferno” sull’Iran con un’ondata massiccia di attacchi. A delineare uno scenario di questo tipo è stato il senatore americano Lindsay Graham, commentando l’ultimo post social di Trump. “Niente stivali sul terreno, ma scatenare l’inferno – come ha promesso – sul regime che ha calpestato ogni linea rossa. Un’ondata massiccia di attacchi militari, cibernetici e psicologici è la carne e le ossa di ‘l’aiuto è in arrivo’”, ha spiegato su X Graham. L’obiettivo sarebbe quello di “distruggere l’infrastruttura che permette il massacro e lo sterminio del popolo iraniano, e abbattere i leader responsabili degli omicidi”.
Il Pentagono avrebbe presentato al tycoon una vasta gamma di opzioni di tipo militare nei confronti dell’Iran, mentre continua a essere battuta la strada diplomatica. Nel frattempo la Casa Bianca ha deciso di brandire anche la clava dei dazi, facendo inalberare Mosca e Pechino.
La Russia avverte gli Usa
La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha affermato che “le minacce di Washington di lanciare nuovi attacchi militari contro l’Iran sono categoricamente inaccettabili”. La Russia, ha aggiunto Zakharova, citata dalla Tass, respinge categoricamente i tentativi sfacciati di “ricattare i partner stranieri dell’Iran aumentando i dazi commerciali”.
Anche Pechino non ci sta
La Cina si oppone a “tutte le sanzioni unilaterali illegali”. “La posizione della Cina contro l’imposizione di dazi indiscriminati è coerente e chiara. Le guerre tariffarie commerciali non hanno vincitori e la coercizione e la pressione non possono risolvere i problemi”, si legge in una nota dell’ambasciata cinese a Washington, dopo che Donald Trump ha annunciato che avrebbe imposto dazi del 25% a qualsiasi Paese che facesse affari con l’Iran. Il gigante asiatico ha fatto sapere che adotterà “tutte le misure necessarie per proteggere i propri legittimi diritti e interessi”.
Il governo italiano sta seguendo “con forte preoccupazione” la situazione di questi giorni in Iran e le notizie che stanno giungendo “circa i numerosi morti tra i manifestanti”. L’Italia, recita un comunicato di Palazzo Chigi, “chiede alle Autorità iraniane di assicurare il rispetto dei diritti del popolo, incluso quello di espressione e di pacifica assemblea, e l’incolumità di chi manifesta nelle piazze”.