L’Italia dei cammini: dal boom verso l’economia dei borghi
Una buona legge voluta dalla Lega che ora va calata sui territori
L’Italia dei cammini: dal boom verso l’economia dei borghi
Mentre il nostro Paese arranca sotto il peso dell’overtourism e della crisi di identità delle città d’arte, c’è un’Italia che corre restando lenta.
I dati del dossier 2025 di Terre di Mezzo parlano chiaro: 300mila camminatori hanno solcato i sentieri della Penisola, generando un impatto economico stimato in 336,4 milioni di euro. La vera notizia, non nel numero di scarponi consumati ma nel salto di qualità normativo: l’approvazione della Legge 13 febbraio 2026, numero 24. Un provvedimento che trasforma il camminare da “hobby per pochi” a “asset strategico nazionale”.
L’Italia dei 300mila camminatori
Dietro questa svolta normativa, un’impronta politica precisa. La proposta, che ha visto tra le prime firmatarie e relatrici la deputata della Lega Giorgia Andreuzza, non si limita a mappare sentieri. La visione punta a strutturare il turismo lento come un modello di sviluppo economico per le aree interne. Per Andreuzza “un passo concreto per valorizzare l’identità dei territori“.
Il cuore del provvedimento, nel riconoscimento dei cammini come “itinerari di rilievo europeo e nazionale”. Equiparati a vere infrastrutture, ma con una finalità diversa: la tutela dell’ambiente e il rilancio dei borghi. La legge non stanzia solo fondi (circa 6 milioni di euro per il triennio 2026-2029), ma introduce una governance integrata attraverso la creazione di una Cabina di Regia nazionale e una banca dati digitale.
Una realtà matura
Nel report di Terre di Mezzo, una realtà matura. Con una spesa media giornaliera di 87,29 euro e una durata media del viaggio di 7,4 giorni, il camminatore tipo non è più il pellegrino “povero” che cerca solo un tetto religioso. È un turista consapevole, spesso giovane (il 27% ha meno di 45 anni), che cerca qualità, prodotti locali e connessione con la comunità.
L’impatto di 336 milioni di euro, “micro-ossigeno” per comuni che spesso non hanno altre entrate turistiche. Qui, il tema delle opportunità non colte. La Via degli Dei e la Francigena continuano a trainare i flussi ma decine di cammini minori restano nell’ombra, privi di servizi minimi. La sfida della nuova governance, proprio quella di evitare un “over-cammino” sulle rotte celebri, distribuendo i flussi verso più di 150 percorsi censiti che ancora faticano a generare indotto stabile.
Verso l’economia dei borghi
Nella legge, concetti rivoluzionari come l’accessibilità universale. Rendere i sentieri percorribili a chi ha disabilità motorie – su cui Andreuzza ha insistito molto, legandolo al turismo inclusivo- ma pure creare un sistema di accoglienza che oggi è ancora frammentato.
Finora, è mancata una visione “industriale” del turismo lento. Molti sindaci dei borghi guardano al passaggio dei camminatori con simpatia, ma senza una strategia di marketing territoriale. Manca la capacità di trasformare il “passaggio” in “permanenza”. Perché un camminatore non dovrebbe fermarsi un giorno in più per un corso di cucina locale o per visitare una bottega artigiana? La risposta, nell’assenza di coordinamento tra i gestori dei cammini (spesso associazioni di volontari) e gli enti locali.
Una legge da calare a terra
La posizione della Lega, espressa anche dal senatore Roberto Marti, punta a fare dell’Italia la “capitale mondiale del turismo esperienziale”. Per farlo, la legge dovrà essere calata a terra con regolamenti regionali che facilitino l’apertura di microimprese lungo i percorsi. Il rischio, che la legge resti una bellissima cornice senza il quadro.
Se la politica saprà implementare la governance prevista dalla legge, il turismo lento non sarà più un’alternativa “povera” al mare, ma il pilastro di un’economia identitaria capace di salvare i nostri borghi dall’oblio. La strada è segnata, ora bisogna solo iniziare a camminarla con passo deciso, lasciandosi alle spalle l’improvvisazione del passato.
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