Al fiume di paccottiglia orientale, l’Ue risponde con pacchi di dazi. E, stavolta, non c’entra Donald Trump. L’Ecofin, ieri, ha dato il via libera alle misure per contrastare il fenomeno del fast fashion digitale. In pratica, l’Ue eliminerà l’esenzione dai dazi doganali sui pacchi contenenti merci per un valore inferiore ai 150 euro. Una misura, questa, che punta a colpire i colossi della moda usa e getta. E, in particolar modo, le piattaforme cinesi. A cominciare da Shein, proseguendo poi per Temu e Alibaba. Ferreo come al solito, ad annunciare l’intesa sui pacchi è stato il vicepresidente lettone della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis: “Abbiamo raggiunto un importante accordo politico per procedere con l’eliminazione dell’esenzione dai dazi doganali i pacchi fino a 150 euro di valore che entrano nell’Ue”. Nel mirino ci sono i cinesi: “Ciò risponde al crescente volume di merci vendute online e spedite direttamente ai clienti nell’Ue da paesi terzi, in particolare dalla Cina. Solo nel 2024, sono stati importati 4,6 miliardi di articoli di questo tipo, il 91% dei quali proveniente dalla Cina”. Ma i tempi, al solito, saranno lenti: “In particolare, abbiamo concordato di trovare una soluzione praticabile, il prima possibile, dal prossimo anno”. C’è da badare, però, al bicchiere mezzo pieno. Al fatto cioè che una reazione, per quanto blanda, ci sia stata. L’Italia, dove il fast fashion ha fatto danni imponenti al comparto tessile, alla moda e ai negozi di abbigliamento, è soddisfatta. Il ministro Giancarlo Giorgetti ha descritto l’intesa come “un accordo positivo”. Il titolare del Mef ha detto che l’Italia può dirsi “soddisfatta per la misura che introduce la tassa sui piccoli pacchi che provengono dei Paesi extra Ue, un fenomeno che sta distruggendo il commercio al dettaglio”. E quindi ha aggiunto: “L’Italia ha sempre appoggiato questa misura, una delle prime in linea con la discussione sulla concorrenza sleale che si è fatta ieri all’Eurogruppo”.
La notizia giunta dall’Ue ha riscosso il plauso della filiera moda e abbigliamento italiana. Che, ormai da anni, si sgola sul tema. Federmoda, col presidente Giulio Felloni, ha espresso “grande soddisfazione per l’accordo raggiunto in sede Ecofin sull’eliminazione dell’esenzione dai dazi doganali per i pacchi provenienti da Paesi extra UE di valore inferiore ai 150 euro”. E quindi ha sottolineato come la misura si riveli “un segnale importante per ristabilire condizioni di concorrenza più eque tra i nostri negozi, come sottolineato dal Ministro Giorgetti, e le piattaforme estere che, finora, hanno potuto beneficiare di vantaggi. Bene anche la risposta all’urgenza del problema degli effetti sulla sostenibilità economica e ambientale generati dall’ultra fast fashion, con l’accordo, che è stato sostenuto con forza dall’Italia, che prevede l’applicazione della misura già dal prossimo anno”. Confimprenditori è d’accordo con la misura ma chiede di fare ancora di più: “Prezzi irrisori, nessuna tracciabilità, produzione senza regole ambientali o tutele del lavoro, mentre le nostre imprese devono affrontare costi energetici, contributivi e fiscali enormemente più alti. È una battaglia ad armi impari. Il fast fashion è una bomba a orologeria per la nostra economia. Negli ultimi cinque anni l’Italia ha perso oltre 9.000 aziende tessili e più di 50.000 posti di lavoro, travolti da una competizione fondata sul prezzo e non sulla qualità. È una deriva che va fermata prima che sia troppo tardi”.