Ma l’Ance protesta: “Così si penalizzano i più poveri ” I costruttori chiedono chiarezza sui crediti d’imposta

Altro che ricchi, il “nuovo” Superbonus del governo penalizzerà i meno abbienti e i condomini in periferia. Parola dell’Ance. La presidente dell’associazione nazionale dei costruttori, Federica Brancaccio, ha spiegato che “cambiare le regole in quindici giorni significa penalizzare soprattutto i condomini che sono partiti per ultimi”. E cioè, spiega la numero uno di Ance, “quelli delle periferie e delle fasce meno abbienti che per far partire i lavori hanno avuto bisogno di tempi più lunghi e della necessità di vedere interamente coperti finanziariamente gli interventi”. La ricostruzione di Brancaccio, dunque, non ribalta del tutto la ricostruzione del ministro all’Economia Giancarlo Giorgetti, ripetuta dalla premier Meloni, secondo cui della misura ha beneficiato solo l’1,5% dei cittadini e, per giunta quelli a reddito medio alto. Insomma, così al danno iniziale denunciato dal governo si annuncerebbe la beffa finale ai danni dei meno abbienti.

Brancaccio ha poi sottolineato la questione centrale, quella relativa ai crediti: “Attendiamo di capire che soluzione si è studiata per evitare che tante imprese falliscano per mancanza di liquidità e, questo sì, con un costo sociale ed economico insostenibile per la collettività. Se il credito di imposta non sarà monetizzabile ancora una volta gli interventi potrà farli solo chi ha disponibilità economica e possibilità di compensare direttamente: dunque solo i più abbienti”. E infine: “Anche dalle organizzazioni sindacali, l’effetto combinato delle modifiche al superbonus e della mancata monetizzazione dei crediti fiscali acquisiti genererà un aumento della disoccupazione ed effetti depressivi sul Pil con ovvie ricadute anche sui conti dello Stato”. Sul tema s’è alzata anche la voce di Confindustria. Alberto Montanini, vicepresidente Anima, ha denunciato: “Le misure annunciate dal governo in materia di superbonus rischiano di paralizzare l’intera filiera edilizia, con un effetto devastante su migliaia di aziende italiane. La restrizione dello strumento e la possibile eliminazione della cessione del credito d’imposta potrebbero avere effetti devastanti”. Dunque ha aggiunto: “Chiediamo l’apertura urgente di un tavolo di lavoro con il ministro Giorgetti e con il governo, per evitare un impatto devastante sul Pil e sull’occupazione nazionale”.
Un altro tema centrale nel dibattito pubblico riguarda il tetto al contante. Il governo ha sottolineato di aver allineato l’Italia alla media europea. Il problema, però, sta nella natura stessa delle statistiche che mettono insieme poli opposti per trovare una strada di mezzo. Ebbene, in Europa si va da un minimo di 500 euro (Grecia, Austria, Germania, per esempio) fino ai 15mila euro concessi dal governo della Croazia. Per i sindacati, non si tratta di un segnale positivo. Il segretario confederale Uil Domenico Proietti ha parlato di “regalo” agli evasori.

Infine, per quanto riguarda le bollette, il presidente Aepi Mino Dinoi ha chiesto al governo di intervenire a monte, sugli aumenti, e non solo a valle, garantendo la rateizzazione degli importi: “Più che crediti di imposta e possibilità di rateizzazione, a partire dal 2023, ci aspettiamo un diverso meccanismo di calcolo che eviti la formazione di extraprofitti, tagliando all’origine il costo per le imprese”. E quindi: “Serve intervenire con una riduzione shock del cuneo fiscale: ciò significa più soldi in busta paga per i dipendenti e, allo stesso tempo, un alleggerimento del prelievo fiscale per le imprese”.

Altro che ricchi, il “nuovo” Superbonus del governo penalizzerà i meno abbienti e i condomini in periferia. Parola dell’Ance. La presidente dell’associazione nazionale dei costruttori, Federica Brancaccio, ha spiegato che “cambiare le regole in quindici giorni significa penalizzare soprattutto i condomini che sono partiti per ultimi”. E cioè, spiega la numero uno di Ance, “quelli delle periferie e delle fasce meno abbienti che per far partire i lavori hanno avuto bisogno di tempi più lunghi e della necessità di vedere interamente coperti finanziariamente gli interventi”. La ricostruzione di Brancaccio, dunque, non ribalta del tutto la ricostruzione del ministro all’Economia Giancarlo Giorgetti, ripetuta dalla premier Meloni, secondo cui della misura ha beneficiato solo l’1,5% dei cittadini e, per giunta quelli a reddito medio alto. Insomma, così al danno iniziale denunciato dal governo si annuncerebbe la beffa finale ai danni dei meno abbienti.

Brancaccio ha poi sottolineato la questione centrale, quella relativa ai crediti: “Attendiamo di capire che soluzione si è studiata per evitare che tante imprese falliscano per mancanza di liquidità e, questo sì, con un costo sociale ed economico insostenibile per la collettività. Se il credito di imposta non sarà monetizzabile ancora una volta gli interventi potrà farli solo chi ha disponibilità economica e possibilità di compensare direttamente: dunque solo i più abbienti”. E infine: “Anche dalle organizzazioni sindacali, l’effetto combinato delle modifiche al superbonus e della mancata monetizzazione dei crediti fiscali acquisiti genererà un aumento della disoccupazione ed effetti depressivi sul Pil con ovvie ricadute anche sui conti dello Stato”. Sul tema s’è alzata anche la voce di Confindustria. Alberto Montanini, vicepresidente Anima, ha denunciato: “Le misure annunciate dal governo in materia di superbonus rischiano di paralizzare l’intera filiera edilizia, con un effetto devastante su migliaia di aziende italiane. La restrizione dello strumento e la possibile eliminazione della cessione del credito d’imposta potrebbero avere effetti devastanti”. Dunque ha aggiunto: “Chiediamo l’apertura urgente di un tavolo di lavoro con il ministro Giorgetti e con il governo, per evitare un impatto devastante sul Pil e sull’occupazione nazionale”.
Un altro tema centrale nel dibattito pubblico riguarda il tetto al contante. Il governo ha sottolineato di aver allineato l’Italia alla media europea. Il problema, però, sta nella natura stessa delle statistiche che mettono insieme poli opposti per trovare una strada di mezzo. Ebbene, in Europa si va da un minimo di 500 euro (Grecia, Austria, Germania, per esempio) fino ai 15mila euro concessi dal governo della Croazia. Per i sindacati, non si tratta di un segnale positivo. Il segretario confederale Uil Domenico Proietti ha parlato di “regalo” agli evasori.

Infine, per quanto riguarda le bollette, il presidente Aepi Mino Dinoi ha chiesto al governo di intervenire a monte, sugli aumenti, e non solo a valle, garantendo la rateizzazione degli importi: “Più che crediti di imposta e possibilità di rateizzazione, a partire dal 2023, ci aspettiamo un diverso meccanismo di calcolo che eviti la formazione di extraprofitti, tagliando all’origine il costo per le imprese”. E quindi: “Serve intervenire con una riduzione shock del cuneo fiscale: ciò significa più soldi in busta paga per i dipendenti e, allo stesso tempo, un alleggerimento del prelievo fiscale per le imprese”.

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