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Esteri

Macron attacca Trump. Rutte invece non vede l’ora di incontrarlo

A Davos tutto e il contrario di tutto

di Ernesto Ferrante -


A Davos è accaduto l’imponderabile. Due ex dipendenti di Goldman Sachs e Rothschild & Co, il premier canadese Mark Carney e il presidente francese Emmanuel Macron, hanno detto che “il vecchio ordine mondiale è finito” e “non è il momento per un nuovo imperialismo o un nuovo colonialismo”. L’effetto Trump si è manifestato anche nel cantone dei Grigioni in Svizzera, rendendo possibile l’impossibile in una giornata che si era aperta con la condivisione da parte del presidente Usa su Truth Social di alcuni screenshot di un messaggio in stile Marilyn Monroe ricevuto dal Segretario generale della Nato, Mark Rutte. “Mr President, caro Donald, quello che hai raggiunto in Siria oggi è incredibile. Userò i miei incontri con i media a Davos per mettere in risalto il tuo lavoro là, a Gaza e in Ucraina. Mi sto impegnando a trovare una soluzione per la Groenlandia. Non vedo l’ora di vederti. Tuo, Mark”, ha scritto Rutte. In precedenza Donald Trump aveva fatto la stessa cosa con un messaggio del capo dell’Eliseo Macron.

La piroetta di Macron a Davos

Il presidente francese, nell’apertura del suo discorso al World economic forum, non ha risparmiato una stoccata al capo della Casa Bianca, ironizzando sulle otto guerre “chiuse”. Macron, dato ormai per finito politicamente dal leader del GOP, ha lanciato un appello a “non perdere tempo con idee folli”. “Non apriamo il vaso di Pandora o nuovi argomenti. E non è il momento per un nuovo imperialismo o un nuovo colonialismo”, ha aggiunto il capo di Stato transalpino, esortando l’Europa a difendere il multilateralismo “che serve i nostri interessi e gli interessi di tutti coloro che si rifiutano di sottomettersi alla forza bruta”. Del nuovo vocabolario macroniano fanno parte parole come sovranità, autonomia, multilateralismo e cooperazione. Un cambio di registro tardivo e poco credibile.

Le distrazioni di von der Leyen e dell’Ue

Peggio ancora ha fatto la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, specificando che l’Artico “non era” una priorità, quando ha “iniziato a preparare” il suo intervento al Wef. “Quando ho iniziato a preparare il discorso di quest’anno – ha ammesso von der Leyen, denotando un livello di prontezza e di lettura delle dinamiche geopolitiche globali prossimo allo zero – la sicurezza nella regione dell’Estremo Nord non era il tema principale. Ma per molti versi, si collega al tema più ampio da cui ho iniziato oggi”. Per il capo dell’esecutivo Ue, “il punto è che il mondo è cambiato in modo permanente. Dobbiamo cambiare con lui”. Una riflessione condivisibile, se accompagnata dal cambio dei vertici di un’Unione europea incapace di incidere, orientare o determinare.

All’Ue manca una strategia complessiva

Tafazziano è stato ricordare che l’Ue ha messo a punto la sua prima strategia per l’Artico nel 2008, diciotto anni fa, ma a tutt’oggi non dispone di rompighiaccio in grado di navigare nel Mare Artico. Alcuni Paesi, come Finlandia e Svezia, dispongono di navi rompighiaccio, ma sono adatte solo al Mar Baltico, che ghiaccia parzialmente in inverno. Mentre la Danimarca, aveva una piccola flotta di rompighiaccio, ma li ha venduti tutti, malgrado la Groenlandia faccia parte del Regno.

Bruxelles, ha assicurato Ursula, è all’opera per una “massiccia impennata degli investimenti” a Nuuk. Si lavorerà “fianco a fianco con la Groenlandia e la Danimarca per valutare come possiamo sostenere ulteriormente l’economia e le infrastrutture locali. In terzo luogo, collaboreremo con gli Stati Uniti e tutti i partner per una più ampia sicurezza dell’Artico”.

Il vuoto è un regalo a Trump

L’Ue darà una risposta “decisa” ma “proporzionata” alle misure che gli Usa dovessero adottare nei confronti dei suoi Stati membri. Secondo la presidente della Commissione europea gli “shock geopolitici” che stanno caratterizzando l’attuale contesto internazionale, sono una “opportunità” da cogliere, per costruire “l’indipendenza europea”, definita “un imperativo strutturale da molto più tempo”. Poche idee ben confuse. Tutto e il contrario di tutto, a dimostrazione dell’assenza di una strategia a lungo termine, di una visione prospettica. Il miglior alleato di Donald Trump è la frammentazione in seno all’Europa, con leader poco autorevoli e poco credibili che pensano di poter giocare di rimessa, quando invece è necessario assumere l’iniziativa.


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