Mai più terrorismo e violenza in nome della resistenza
Askatasuna, leggo in rete, in lingua basca, significa libertà, e dunque quale valore più sacro, universale e condivisibile da difendere. Lo Stemma Araldico della Polizia di Stato, sotto lo scudo, lungo il nastro sinuoso dalle estremità bifide, pone il motto “Sub Lege Libertas” e ricorda come l’azione della Polizia deve svolgersi nel rispetto delle Leggi e dell’Istituzione Repubblicana. Purtroppo l’esperienza insegna che le due libertà, quella del centro sociale, sgomberato il 18 dicembre, sotto l’impulso del Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, dalla DIGOS, e quella della Polizia, non sempre coincidono.
E allora bisogna scegliere! Personalmente, ho sempre scelto la Polizia per varie ragioni. Anzitutto, perché non ho mai avuto l’impressione che la Polizia potesse agire altrimenti anche quando ha dovuto usare la forza e infatti ritengo che, almeno in Italia, il principio di Legalità Repubblicana sia sempre stato rispettato, da tutte le forze dell’ordine.
In secondo luogo, perché il mondo bipolare dei centri sociali mi ha sempre terrorizzato, avendovi sempre scorto il vizio del figlio di papà o l’emarginazione disperata di chi è davvero in difficoltà, ed in entrambi i casi non considero quella la risposta. In terzo luogo, per il noto adagio pasoliniano, secondo il quale il vero figlio del popolo, nel quale ci immedesimiamo, è il poliziotto, e non l’occupante abusivo, neanche se quest’ultimo avesse l’aria sfidante di una Salis. In quarto luogo, perché non mi è sembrato che le iniziative dei centri sociali abbiano mai portato a nulla di nuovo oltre alla violenza e dunque possano costituire di per sé un rimedio definitivo ad alcun bisogno sociale, ma in questo caso posso sbagliarmi.
Infine, in quinto luogo, sicuramente perché non accetto che la difesa del terrorismo e della violenza possa essere associata alla resistenza, in particolare quella alla base della nostra legalità costituzionale, con tutto quello che, in questa stessa sede, si è scritto e riscritto sul dramma della guerra civile in Italia e della lotta partigiana, alla fine della seconda guerra mondiale.
Il punto è che nulla di quella esperienza, confluita a vario titolo, come si è detto, nell’Assemblea Costituente, può oggi essere utilizzata strumentalmente per coprire il vuoto ideale ma anche ideologico di forme di violenza gratuite e palesemente ingiustificabili come quelle dei centri sociali oltranzisti, come Leoncavallo od Askatasuna, che per fortuna sono stati sgomberati dalla Polizia di Stato. E lo stesso vale per le manifestazioni pro Hamas cioè per supportare e sostenere formazioni notoriamente terroristiche e nemiche della Repubblica Italiana.
Ma il disvalore grave, di queste violenze di piazza, non è ancora questo, risiede invece nel fatto che – sistematicamente – siano rivolte contro le Forze dell’ordine. È per questo che non è accettabile, neanche alla lontana, il cinico tentativo di legittimarle con il richiamo alla resistenza, che costituisce l’insieme dei nostri valori e principi. Il sacrificio delle forze di polizia è resistenza, il contenimento degli agenti in tenuta antisommossa è resistenza. Piero Calamandrei diceva che lo spirito della Costituzione andava cercato nei luoghi e nelle piazze della resistenza, non pensava certo di andarlo a cercare nei centri sociali da sgomberare.
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